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Manuel Iori, il ragazzino granata che ha raggiunto la serie A

Il 38enne centrocampista del Cittadella ha iniziato la carriera in Valsesia: «Egidio Capra lo sento ancora oggi, da Walter Viganò ho imparato tanto».

Manuel Iori, il ragazzino granata che ha raggiunto la serie A. «Chiedo sempre cosa fa il Borgo».

Manuel Iori, il ragazzino granata che ha raggiunto la serie A

Ne ha fatta di strada quel “ragazzino” che qualche tifoso del Borgosesia magari neppure ricorda. Eppure Manuel Iori dopo un campionato di serie D in maglia granata (era la stagione 2000-2001), ha spiccato il volo verso la serie A. Adesso ha 38 anni ed è capitano e leader del Cittadella, in serie B.

Quali ricordi hai di Borgosesia?

È stato un anno molto bello, il mio primo fuori da un settore giovanile. Ci salvammo all’ultima giornata al 93’, fu una grande emozione. Lì ho conosciuto persone che sento ancora oggi, come Egidio Capra. E tutte le domeniche chiedo cosa ha fatto il Borgo.

Quanto è stata importante quella stagione in serie D per la tua carriera?

Veramente tanto. Ho avuto la possibilità di crescere e conoscere il mondo dei grandi. In rosa c’era gente che aveva molta esperienza in quei campionati. È stato un anno formativo, lo ricordo con piacere.

Nel 2006 arrivi nella tua squadra simbolo, il Cittadella, e centri la promozione in serie B.

È stato un approccio perfetto. Arrivai qui dopo 4 o 5 anni di C2 e trovai spazio da subito. Per differenza reti restammo fuori dai play off ma la stagione seguente ci rifacemmo, ottenendo la promozione tra i cadetti.

Poi ecco l’approdo nella massima serie con la maglia del Chievo.

È stata una sensazione particolare. Per noi italiani resta la serie A resta il campionato più bello. Quando arrivi a giocare contro determinate squadre, vuol dire aver realizzato un sogno.

Altra promozione, dalla B alla A, è quella ottenuta nel 2011-2012 con il Torino.

Fu una stagione esaltante. Arrivai a Torino in un anno particolare, dopo anni che era in B. Ci fu un cambio completo della rosa, arrivò Ventura e vincemmo il campionato. Fu una grande emozione vestire una maglia così carica di storia.

Nel 2015 c’è il ritorno a Cittadella e la nuova promozione tra i cadetti.

La società era appena retrocessa; mi contattò il direttore sportivo dicendomi di voler subito tentare il salto di categoria. Decisi di accettare e di credere nuovamente in questa squadra. Centrammo la promozione e la storia parla di 4 play off consecutivi in serie B e di una finale persa con il Verona per andare in serie A. Questa è casa mia.

Sei anche il giocatore con più presenze nel Cittadella.

Far parte della storia di questa società è un orgoglio, non pensavo al mio primo anno qua di riuscire a raggiungere questo traguardo.

Oltre 600 gare disputate in carriera, qual è il segreto?

Dedizione, passione e determinazione sono tre cose fondamentali per restare a certi livelli per molto tempo. Bisogna arriva al campo con il sorriso e fare sempre il massimo e con entusiasmo.

Progetti per il futuro?

Vorrei fare l’allenatore. Di mister bravi ne ho avuti tanti e da ognuno ho cercato di carpire qualcosa nel bene e nel male. Cito Giampiero Ventura, a livello di campo un maestro. Per me è stato molto importante Walter Viganò che mi ha aiutato molto e mi ha dato fiducia facendomi crescere. Preparatissimo è anche Roberto Venturato che continua a darmi molto.

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