AttualitàVarallo e alta Valsesia
«La montagna non è solo sci e impianti: la Valsesia investa anche sulle mountan bike»
Una riflessione di Ferruccio Baravelli: quanti progetti si sono arenati.
«La montagna non è solo sci e impianti: la Valsesia investa anche sulle mountan bike». Una riflessione di Ferruccio Baravelli: quanti progetti si sono arenati.
«La montagna non è solo sci e impianti: la Valsesia investa anche sulle mountan bike»
Riceviamo e pubblichiamo una riflessione del varallese Ferruccio Baravelli.
«Sull’opportunità d’investire denaro pubblico per potenziare l’offerta turistica in Valsesia siamo, credo, tutti d’accordo. Su quanto investire e come farlo, spetta agli amministratori che abbiamo eletto. Tuttavia, come contribuenti, abbiamo il diritto – e il dovere – di esprimere opinioni costruttive.
All’Alpe di Mera si è deciso di costruire un nuovo impianto di risalita. Al di là delle discussioni sul dimensionamento dell’opera, ciò che è certo è che la gestione farà capo alla Monterosa 2000 S.p.A., società a partecipazione prevalentemente pubblica. Non entro nel merito tecnico, ma poiché l’investimento è finanziato anche con i miei soldi, mi chiedo: è lungimirante puntare cifre simili su un progetto legato quasi esclusivamente allo sci, in un’epoca in cui la neve scarseggia e scarseggerà sempre più?
La risposta sarebbe affermativa, se l’utilizzo non fosse vincolato alla sola stagione invernale. In Val d’Ossola, in Valle d’Aosta, per non parlare del Trentino o della vicina Svizzera, hanno capito da tempo che gli impianti vanno “ammortizzati” 12 mesi su 12.
L’occasione mancata delle due ruote
Le alternative esistono e la scelta prevalente ricade ovunque sulla Mountain Bike (MTB) ed e-MTB. Non parlo necessariamente di Bike Park estremi, ma di promuovere anche il ciclo-escursionismo. Pare che un accenno in tal senso sia stato fatto per il progetto di Mera ma, scusate la schiettezza: finché non vedrò fatti concreti, farò fatica a crederci. Ad oggi, non riscontro alcun interesse reale da parte degli amministratori locali o della società di gestione verso questa opportunità.
Sviluppare questo settore richiede impegno e visione. Forse è più comodo continuare a puntare tutto sull’inverno, “fabbricando” neve con l’energia elettrica, alzando i prezzi degli skipass e ripianando gli eventuali deficit con i fondi pubblici che sostengono la società. A tal proposito, resta difficile comprendere perché Monterosa 2000 offra ai residenti valsesiani solo il 20% di sconto sui giornalieri di Alagna, (al netto di balzelli come la registrazione annuale della tessera), quando in Valle d’Aosta i residenti godono del 50% e in tutta la Vallè.
Promesse e binari morti
Torniamo alla questione centrale: perché in tutto il comprensorio Monterosa è possibile scendere in bici fino a Gressoney e Champoluc su sentieri curati e alcuni dedicati, mentre per tornare ad Alagna si è costretti a usare gli impianti? Esiste un vero e proprio muro contro chi vorrebbe scendere su due ruote.
Gli esempi di disinteresse si sprecano:
• Mera-Rassa: da anni il tratto ciclo-escursionistico, il più interessante, è impraticabile per un breve segmento dissestato. Anni fa il presidente di Comunità Montana mi parlò informalmente di lavori in fase di appalto. Non è successo nulla. Oggi sento le stesse promesse da altri nuovi amministratori.
• Sacro Monte e Monte Tre Croci: il Comune di Varallo, grazie alla lungimiranza dell’allora assessore Mauro Osti, propose una valorizzazione del comprensorio con percorsi dedicati e ciclo escursionistici su monte Tre Croci e Sacro Monte. Progetto liquidato dalla società di gestione della funivia in men che non si dica.
• Il Tour Valsesia Cusio (TVC): 101 km di percorso ciclo escursionistico per collegare il Sempione (tramite Omegna) a Varallo, Alagna, Gressoney, Champoluc e biellese. Un potenziale “Cammino di Santiago” delle due ruote, con ricadute economiche importanti su tutto l’indotto. Lo studio di fattibilità fu pagato dal Comune di Varallo, sempre grazie a Mauro Osti, ma la nuova amministrazione lo definì semplicemente “non prioritario”. Nulla di fatto.
• I percorsi abbandonati: I Comuni valsesiani, col progetto “Turismo Valsesia” gestito dal Gal, in collaborazione con l’Unione Montana, aveva inizialmente preso in considerazione il Tvc, dopo l’abbandono del Comune di Varallo. Con un nuovo, ottimo e ampliato progetto, ma poi lo ha accantonato, pare, per “mancanza di fondi”. Nel frattempo, il percorso ciclo escursionistico tra Varallo e Valduggia, realizzato anni fa dalla Comunità Montana e alcuni Comuni valsesiani, è oggi abbandonato all’incuria tra frane e vegetazione; non è mai stato mantenuto. Non meglio il percorso “Di valle in valle”, sempre di un gruppo di Comuni valsesiani e per lo stesso motivo, salvo qualche tratto…
L’unica, lodevole eccezione è il Comune di Rossa: qui, grazie a un sindaco iper-attivo che investe seriamente sul settore, si dimostra che “si può fare”. Peccato che intorno a quel territorio non si trovino amministratori altrettanto illuminati.
L’alibi della responsabilità
Di fronte a queste mancanze, alcuni amministratori sollevano lo scudo di “invalicabili problemi di responsabilità”. Qualcuno lo fa forse in buona fede, ignorando la differenza tra un sentiero ben tenuto per tutti e una pista dedicata alle bike (come quella del Comune di Pogno). In entrambi i casi, i problemi sono superabili, se c’è la volontà politica.
Diversamente, non si spiegherebbe perché i sindaci di Pogno, Serravalle, Gattinara, Gressoney, Cervinia o Finale Ligure (l’elenco è lungo), siano ancora tutti “a piede libero”. Per non parlare delle valli limitrofe, dove il ciclo-escursionismo si svolge regolarmente, con o senza impianti, senza che nessuno finisca in manette.
Conclusioni
Oggi ci restano solo la ciclabile Balmuccia-Alagna e quella tra Varallo e Borgosesia. Un po’ pochino per una valle con il nostro potenziale. Questi sono i fatti. Se qualcuno mi chiede perché io creda che l’alta Valsesia e la Monterosa 2000 non vogliano sviluppare la MTB, o perché io usi toni a tratti duri, la risposta è semplice: lo faccio perché i soldi spesi per quell’impianto di Mera sono anche i miei. Trovo inaccettabile dover caricare la bici in auto e uscire dalla “nostra” cara Valsesia per trovare strutture e percorsi all’altezza. Questo, onestamente, fa molto male, sia a me che al nostro territorio».
Ferruccio Baravelli
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alessandro belviso
8 Aprile 2026 at 17:42
si, lo sci deve essere solo una parte.
adesso non “ciclabilizate” i sentieri che significa sbancamenti e sfacelo, camminarci poi diventa difficoltoso oltre un estetica pessima e deprimente. mi ricordo decenni fa non era di moda la bike assistita e facendo la mulattiera del turlo incontravo stranieri in salita da macugnaga con bicicletta in spalla…ecco in montagna bisogna andar per sentieri a piedi, la si gode meglio ed è per tutti senza sfasciare terreno, inoltre capita che spuntino da curve e non solo, in discesa, col rischio di travolgere escursionisti.
ci sono sentieri senza bisogno di passarci con la ruspa che si prestano anche al passaggio bici ma che stiano attenti a non andare addosso a qualcuno che passeggia, sbancare in quota no, andiamo tutti a piedi nei bellissimi sentieri tra i monti valsesiani recuperando un rapporto con il proprio corpo non mediato e falsato da mezzi meccanici forse chi non l ha ancora provato potrebbe scoprirlo e trovarvi benessere.
sul monte 3 croci con la bici? se la portino in spalla, o vorrà spianare anche il percorso del sentiero Gallino?