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AttualitàVarallo e alta Valsesia

Addio a Giorgio Tiraboschi, una vita per il Cai e i rifugi della Valsesia

L’ingegnere aveva 85 anni. Fu a lungo ai vertici del Club alpino e contribuì alla progettazione della Capanna Margherita. Domani funerale a Vercelli.

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La Valsesia e il mondo dell’alpinismo piangono Giorgio Tiraboschi, morto ieri, domenica 25 ottobre, all’età di 85 anni. Ingegnere, milanese di residenza ma profondamente legato alla valle, per decenni è stato una delle figure di riferimento del Club alpino italiano.

Il suo rapporto con il territorio si era costruito nel tempo, soprattutto attraverso Alagna e il Cai di Varallo. Alla montagna Tiraboschi aveva dedicato competenze professionali, capacità organizzative e una lunga attività associativa, lasciando un’impronta importante soprattutto nella gestione e nello sviluppo dei rifugi.

Dagli inizi ad Alagna ai vertici nazionali del Cai

La sua storia all’interno del Club alpino era cominciata da giovane. Socio della sezione di Varallo, fu tra i promotori della nascita della sottosezione Cai di Alagna, per poi assumere incarichi progressivamente più rilevanti anche a livello nazionale.

Negli anni Settanta ricoprì il ruolo di vicesegretario generale del Cai nazionale: e nel 1980 diventò segretario generale e consigliere centrale. Nel 1983 arrivò anche la vicepresidenza del Soccorso alpino, mentre continuava parallelamente il proprio impegno all’interno della sezione valsesiana.
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Due mandati alla guida del Cai Varallo

Tiraboschi fu inoltre consigliere della sezione di Varallo e ne assunse successivamente la presidenza in due distinti periodi, dal 1997 al 2000 e poi dal 2003 al 2009.

Furono anni nei quali il tema dei rifugi d’alta quota divenne centrale. Sotto la sua presidenza, nel 2008, venne compiuta la scelta di affidare a gestori esterni i rifugi Margherita, Gnifetti, Carestia e Pastore, introducendo un’impostazione più strutturata nella loro conduzione.

Il legame con la Capanna Margherita

Tra le esperienze più significative della sua lunga attività figura anche la partecipazione alla progettazione della nuova Capanna Margherita, come responsabile della Commissione rifugi della sezione. Il rifugio sul Monte Rosa, a 4.554 metri, è uno dei simboli più conosciuti dell’alpinismo valsesiano.

Tiraboschi aveva inoltre sostenuto interventi rivolti alla tutela ambientale delle alte quote. Tra le iniziative promosse vi fu l’avvio del trasporto a valle dei reflui dei rifugi Margherita e Gnifetti, con l’obiettivo di ridurre l’impatto sui ghiacciai.

Montagna, ambiente e ricerca

La sua idea di sviluppo della montagna non si limitava all’accoglienza degli escursionisti. Aveva cercato di rafforzare anche i rapporti tra rifugi, ricerca scientifica e università, considerando le strutture d’alta quota come possibili punti di incontro tra alpinismo, tutela ambientale e studio del territorio.

Un approccio che gli aveva fatto guadagnare grande considerazione ad Alagna e in tutta la Valsesia. Il suo nome resta legato a una fase importante della storia recente del Cai locale, segnata dalla trasformazione e dalla valorizzazione delle strutture in quota.

Martedì l’ultimo saluto

I funerali di Giorgio Tiraboschi saranno celebrati domani, martedì 27 ottobre alle 14.30, nella chiesa della Biliemme a Vercelli.

Con la sua scomparsa la montagna valsesiana perde uno dei protagonisti che più a lungo hanno lavorato dietro le quinte per i suoi rifugi e per il Cai, contribuendo con continuità alla loro evoluzione nel corso di diversi decenni.

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