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CronacaVarallo e alta Valsesia

Monte Rosa, lo scialpinista finito nel crepaccio cercava di salvare un compagno

Non è ancora stato raggiunto il corpo precipitato per 30 metri.

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Monte Rosa, lo scialpinista finito nel crepaccio cercava di salvare un compagno. Non è ancora stato raggiunto il corpo precipitato per 30 metri.

Monte Rosa, lo scialpinista finito nel crepaccio cercava di salvare un compagno

Ha un nome lo scialpinista rimasto intrappolato da sabato pomeriggio in un crepaccio sul Monte Rosa. Si tratta di Rodolfo Franguelli, 61 anni, residente a Gallarate, in provincia di Varese. L’uomo si trova a circa trenta metri di profondità nel ghiacciaio e, allo stato attuale, le operazioni di recupero sono sospese a causa delle condizioni meteorologiche avverse.

Le temperature rigidissime e l’esposizione prolungata al gelo rendono purtroppo estremamente improbabile che l’uomo possa essere ancora in vita.

La dinamica dell’incidente

Franguelli faceva parte di una comitiva di sei scialpinisti, suddivisi in due cordate. Secondo una prima ricostruzione, a cedere sarebbe stato un ponte nevoso. Un francese di 30 anni sarebbe scivolato per primo: nel tentativo di trattenerlo o di prestargli aiuto, anche i due italiani sono precipitati nel vuoto, inghiottiti dal crepaccio apertosi sotto i loro sci.

Gli altri due coinvolti — un italiano di 28 anni e il trentenne francese — sono stati recuperati in tempi relativamente rapidi. Una volta riportati in superficie, sono stati trasferiti in elicottero all’ospedale di Aosta: presentano traumi e sintomi di ipotermia, ma le loro condizioni non sono considerate gravi e restano sotto osservazione medica.

Stop ai soccorsi

Al contrario, le ricerche di Rodolfo, coordinate dal Soccorso alpino valdostano, erano già state interrotte nella serata di sabato per ragioni di sicurezza, con il sopraggiungere del buio. La speranza era di riprendere le operazioni alle prime luci dell’alba di ieri, domenica 1 marzo, ma il peggioramento del meteo ha imposto un nuovo stop.

Il freddo intenso, con temperature ampiamente sotto lo zero, e la particolare conformazione del ghiaccio all’interno del crepaccio complicano ulteriormente ogni tentativo di recupero. In quelle condizioni il corpo perde calore in tempi rapidissimi, aumentando in modo esponenziale il rischio di ipotermia.

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