CronacaVarallo e alta Valsesia
Morto sotto una valanga Nirmal Purja, il re degli Ottomila che stupì la Valsesia
Nel 2022 lo scalatore nepalese aveva fatto scatenare i social per l’arrivo alla Capanna Margherita con un abbigliamento quasi “cittadino”.
È morto travolto da una valanga sul Broad Peak, in Pakistan, lo scalatore nepalese Nirmal Purja, 43 anni, considerato uno dei più grandi alpinisti della storia. La tragedia si è consumata giovedì durante una spedizione internazionale. Una notizia che in Valsesia ha riportato alla memoria un episodio di quattro anni fa, quando Purja era diventato per qualche giorno protagonista di un dibattito sui social per una visita alla Capanna Margherita.
La tragedia sul Broad Peak
Secondo le prime informazioni, la valanga ha investito un gruppo composto da dieci alpinisti impegnati sulla parete del Broad Peak, una montagna di 8.047 metri situata nel Karakorum pakistano. Il distacco si è verificato tra i 6.500 e i 7.000 metri di quota, lasciando pochissime possibilità di scampo ai componenti della spedizione.
A confermare la morte di Nirmal Purja è stata la società Elite Expeditions, fondata dallo stesso alpinista. «È con profonda tristezza e immenso dolore che confermiamo che Nirmal Purja ha tragicamente perso la vita». Anche il primo ministro del Nepal ha espresso il proprio cordoglio, ricordando come tra le vittime vi fossero sei alpinisti nepalesi e quattro stranieri di diverse nazionalità. Vedi articolo su Ansa.
Una leggenda dell’alpinismo mondiale
Purja era entrato nella storia dell’alpinismo mondiale grazie a imprese considerate fino a pochi anni fa impensabili. La più celebre rimane la salita di tutti i quattordici Ottomila della Terra in appena 189 giorni, un record che aveva completamente riscritto i limiti dell’alpinismo d’alta quota.
Ex militare delle forze speciali britanniche, era diventato uno dei volti più conosciuti della montagna estrema grazie alle sue spedizioni e alla capacità di affrontare imprese eccezionali con una rapidità e una preparazione fuori dal comune. Per molti rappresentava il simbolo di una nuova generazione di alpinisti, capace di coniugare tecnica, forza fisica e comunicazione.
Quando fece discutere alla Capanna Margherita
In Valsesia il suo nome era diventato familiare dopo una fotografia scattata davanti alla Capanna Margherita, sul Monte Rosa. L’immagine lo ritraeva con pantaloni “a pinocchietto” e leggere scarpe sportive, un abbigliamento che molti utenti dei social avevano giudicato inadatto all’alta montagna.
Nei commenti non erano mancati ironie e giudizi sprezzanti, con qualcuno che lo aveva scambiato per un semplice turista. Poco dopo, però, numerosi appassionati avevano ricordato la sua vera identità: davanti alla Margherita non c’era un escursionista improvvisato, ma uno degli alpinisti più forti e titolati del pianeta. Oggi, dopo la tragedia sul Broad Peak, quell’episodio restituisce il ricordo di un uomo che ha lasciato un segno indelebile nella storia dell’alpinismo mondiale.
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