AttualitàVarallo e alta Valsesia
Varallo si mobilita per accogliere una famiglia di Gaza
La comunità si compatta per dare ospitalità a sette profughi in fuga dalla guerra.
Varallo si mobilita per accogliere una famiglia di Gaza. La comunità si compatta per dare ospitalità a sette profughi in fuga dalla guerra.
Varallo si mobilita per accogliere una famiglia di Gaza
A Varallo la solidarietà si è già messa in moto. C’è una casa pronta, ci sono banchi di scuola che attendono cinque ragazzi e un’équipe di professionisti già disponibile. Ma manca ancora un passaggio decisivo: il rilascio del visto umanitario.
È questo l’ultimo ostacolo che separa una famiglia palestinese di Gaza – padre, madre e cinque figli adolescenti – dalla possibilità di lasciare la guerra e raggiungere la Valsesia.
Una mobilitazione corale
Il progetto è concreto e già strutturato. A sostenerlo è una rete ampia che coinvolge istituzioni e associazioni del territorio. L’istanza urgente inviata al Ministero degli Esteri porta, tra le altre, le firme del sindaco di Borgosesia Fabrizio Bonaccio e del primo cittadino di Varallo Pietro Bondetti, insieme al vice Eraldo Botta, al parroco don Roberto Collarini (Caritas), a Pier Michele Cucciola (Avas) e al coordinatore Ugo Luzzati.
Tra i sostenitori anche Ferruccio Baravelli, che sottolinea come si tratti di «un’accoglienza vera, regolare e sostenibile», distinguendola nettamente dai fenomeni di immigrazione clandestina. «Quando ci sono queste condizioni – evidenzia – il sistema dovrebbe essere in grado di superare rapidamente le lungaggini burocratiche».
Una famiglia già pronta a ripartire
La scelta non è casuale. Si tratta di una famiglia che ha già dimostrato volontà di integrazione e apertura. Il padre, laureato con formazione europea e affetto da una grave patologia cardiaca, vive da oltre un anno in una tenda con la moglie e i figli, dopo che la loro casa e la farmacia di famiglia sono state distrutte.
Il piano di accoglienza predisposto a Varallo è dettagliato e già finanziato da una rete di sostenitori:
- Alloggio e sostegno economico: abitazione già disponibile e copertura delle spese
- Istruzione: inserimento immediato dei cinque figli nelle scuole e corsi di italiano
- Assistenza sanitaria e psicologica: cure mirate e percorsi per affrontare i traumi della guerra
Una corsa contro il tempo
L’obiettivo ora è ottenere il via libera della Farnesina, guidata dal ministro Antonio Tajani. Senza il visto umanitario, infatti, l’intero progetto resta bloccato.
Intanto la macchina della solidarietà è pronta a partire: volontari, associazioni e cittadini – tra cui anche alcuni israeliani residenti in zona – hanno già dato la loro disponibilità.
“Un genocidio senza fine”
Dalla Striscia di Gaza, la voce del capofamiglia restituisce tutta la drammaticità della situazione: «La guerra, le uccisioni e la fame non si fermano e non vedo una fine per questo genocidio».
I promotori non hanno dubbi: «È una corsa contro il tempo». L’appello è che lo Stato autorizzi rapidamente un’operazione che non chiede risorse pubbliche, ma solo il permesso di trasformare una rete di solidarietà già pronta in una concreta possibilità di salvezza.
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