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Ginecologia Borgo ancora in allarme per il primario

Il medico che ha vinto il concorso non ha ancora sottoscritto l’accordo con l’Asl

Ginecologia Borgo ancora in allarme per il primario. L’attuale primario Enrico Negrone, che era arrivato secondo al concorso indetto dall’Asl di Biella, potrebbe balzare al primo posto della graduatoria: il vincitore del concorso, il dottor Stefano Uccella, infatti non ha ancora accettato ufficialmente l’incarico.

Ginecologia Borgo ancora in allarme

Se, per ipotesi quest’ultimo rifiutasse, il primariato biellese spetterebbe a Negrone, che lascerebbe così Borgosesia. Va detto però che, anche se questo quadro si confermasse, il trasferimento di Negrone non sarebbe così automatico: per complicare ulteriormente le cose infatti il concorso potrebbe dover essere rifatto per via di un ricorso al Tar da parte di un candidato escluso.

Il primario che non c’è

Nel frattempo Uccella non ha ancora preso servizio. L’assessore regionale alla Sanità Antonio Saitta conferma che il passaggio è previsto per il 1° agosto, il tempo necessario per sciogliersi dall’impegno attuale. Da indiscrezioni sembra però che non abbia ancora sottoscritto l’accettazione dell’incarico, pur ribadendo verbalmente il suo impegno, forse dubbioso se accettare la direzione in una struttura prestigiosa ma non collegata a una facoltà universitaria.

I riflessi su Borgosesia

Che Negrone puntasse sulla carica di primario nel capoluogo laniero non è un mistero. Del resto il medico è biellese e Biella è certamente un polo più prestigioso e qualificato rispetto a Borgosesia. Il fatto è che lo specialista è stato determinante per il rilancio del reparto borgosesiano, che ha acquisito buon fama, incrementando il numero di nascite. Numerose sue pazienti, però, sono biellesi, e per partorire sono venute in Valsesia. Il timore è che l’eventuale trasferimento del primario comporti un’ulteriore diminuzione di nascite a Borgosesia, già a sotto la soglia prevista dalla Regione di 500 all’anno. Negli ultimi anni i parti sono scesi a 350.

Foto d’archivio

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