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Tartarughe abbandonate nei fiumi: a rischio le specie autoctone

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tartarughe abbandonate

Tartarughe abbandonate: nel Po vivono diverse tartarughe originarie dell’America, che mettono a rischio la sopravvivenza delle specie locali.

Tartarughe abbandonate

Non solo cani e gatti lasciati sulle autostrade o nei boschi. A soffrire la crudeltà e l’irresponsabilità di certi umani sono anche le tartarughe, che spesso vengono abbandonate nei fiumi. Lo racconta La Nuova Periferia. Tecnicamente, si chiamano “trachemys scripta scripta” e “trachemys scripta elegans”: sono tartarughe palustri originarie dell’America e, fino a qualche anno fa, venivano vendute a pochi euro o addirittura messe in palio nei luna park.

La legislazione

Attualmente, in Italia la vendita di queste due specie è vietata. Il provvedimento per la “scripta scripta” è stato emanato anni fa, mentre per la “elegans” risale al 2018. La loro detenzione, in caso di acquisti in epoca antecedente il divieto, è permessa ma deve essere denunciata. Questi animali hanno una vita piuttosto lunga, che può raggiungere i 35 anni, e nel tempo possono assumere dimensioni ragguardevoli. Anche per questo alcuni proprietari, quando il povero animale si fa “ingombrante”, decidono di abbandonarlo.

Nei fiumi

Si stima che siano decine, nel Po, gli esemplari abbandonati. Oltre a essere un atto crudele che costituisce anche reato, l’abbandono di questi animali mette a rischio la sopravvivenza delle specie autoctone. In Italia esiste un’unica specie di testuggine acquatica, chiamata “Emys orbicularis” o “tartaruga palustre europea”. L’inquinamento delle acque, forme di pulizia troppo aggressive dei fiumi e la presenza delle specie estranee la rendono prossima alla minaccia di estinzione.

In foto, la “trachemys scripta scripta”

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