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Cinque domande sul ponte di Romagnano: le foto dei cittadini che protestano

Le persone che tutti i giorni devono attraversare il fiume non ce la fanno più a sopportare i disagi.

Cinque domande sul ponte di Romagnano: i cittadini danno voce alle loro perplessità e chiedono risposte.

Cinque domande sul ponte

Ponte di Romagnano: ci sono ancora perplessità tra i cittadini. Nei giorni scorsi si è tenuta una manifestazione “in loco”. Gli organizzatori hanno letto un documento di cinque punti, con altrettante domande rivolte alle istituzioni: come mai è crollato il ponte e l’evento si sarebbe potuto evitare con le normali manutenzioni? Come mai è stato demolito tutto, a fronte del crollo di una sola delle tre campate? Perché non è stata valutata la costruzione di un guado, considerando la conformazione del letto del fiume e invece si è preso in considerazione solo un ponte bailey che ha tempi di realizzazione più lunghi e costi più alti? Perché le operazioni di sminamento stanno subendo enorme ritardo? Perché la comunicazione da parte delle istituzioni è stata scarsa e in ritardo?
Interrogativi che attendono una risposta, ma in molte delle persone che hanno preso parte alla protesta prevalgono dubbi e pessimismo: alcuni non credono che il ponte provvisorio sarà pronto per ottobre, tutti però lo sperano, perché il calvario non può continuare oltre.

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La catena umana

“Vogliamo il ponte”. Questo il “grido di battaglia” delle persone che hanno dato vita alla catena umana tra le due sponde del Sesia per chiedere di fare presto con i lavori di realizzazione del collegamento provvisorio. Sarà un caso ma poche centinaia di metri più in là, nell’area del cantiere, le ruspe erano al lavoro nonostante fosse un giorno festivo. C’è da rispettare il termine di ottobre (posticipato dopo i problemi con la bonifica bellica e la partenza dei lavori il 18 giugno) e la gente che tutti i giorni deve attraversare il fiume non ce la fa più a sopportare i disagi. Per questo nelle scorse settimane su Facebook e WhatsApp sono nati due gruppi, che hanno deciso di dare vita alla manifestazione.

I problemi

I partecipanti si sono ritrovati ai due lati del fiume, attraversandolo lungo una diga naturale nella zona del ponte ferroviario ripristinata a tempo di record dopo le ultime piogge, ciascuno sventolando un palloncino colorato, in modo da formare idealmente tante bandiere tricolori. Molti dei presenti, quasi tutti i giorni, devono fare i conti con code e ingorghi per raggiungere il posto di lavoro, con aumento dei costi per il carburante e dei tempi di percorrenza, ma in tanti hanno sottolineato anche i problemi per i mezzi di soccorso, che rischiano di arrivare in ritardo in caso di emergenze e i disagi per negozi e bar, che perdono i loro clienti abituali in un periodo già difficile per la pandemia. Altri hanno messo anche l’accento sui problemi delle “strade alternative”, come la Biandrina di Ghemme o la provinciale 70 all’altezza di Vintebbio dove si sono verificati piccole frane e crolli di alberi.

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2 Commenti

  • Nestor ha detto:

    La sesta domanda è: perchè invece di perdere tempo (e denaro pubblico) con un opera provvisoria (che è presa in affitto) ormai in insanabile ritardo, non si è abbandonato immediatamente il progetto “ponte provvisorio” e si è dirottato i fondi per progettare e costruire direttamente il ponte definitivo? I contribuenti subiscono il ritardo, il disagio, pagano la preparazione alla posa del ponte provvisorio, pagano l’affitto della struttura provvisoria, poi pagano il progetto e la costruzione della struttura definitiva e poi pagheranno anche la rimozione del ponte provvisorio.

    • Fabrizio ha detto:

      Condivido tutto!!Hai però dimenticato che la nostra zona conta come il 2 di picche quando la briscola è fiori.Portate pazienza e magari forse un giorno chissà si arriverà ad una conclusione.buona giornata

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