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Elio creava l’armonia giusta nella banda; quella tra le persone… | IL RICORDO

Il sassofonista del gruppo è morto a soli 61 anni pochi giorni fa.

Elio creava l’armonia giusta nella banda; quella tra le persone…Dal direttore della banda “Giuseppe Verdi” di Coggiola riceviamo e pubblichiamo un ricordo di Elio Cecchini, sassofonista del gruppo, morto a soli 61 anni.

Elio creava l’armonia giusta nella banda; quella tra le persone

«Quando i miei compagni bandisti mi hanno detto “diciamo due parole per Elio” ho detto che era assolutamente giusto e doveroso farlo, ma quando mi hanno detto “fallo tu” ho pensato “No no, io no. Non ho mai fatto queste cose e poi, conoscendomi, sono sicuro che l’emozione mi farebbe brutti scherzi”. Eppure dentro di me sapevo che era giusto che lo facessi io perché il mio ruolo nella banda è quello che può rappresentare tutti. E così ho racimolato un po’ di coraggio ma non sono riuscito a trovare la lucidità. Dentro di me sentimenti, pensieri ed emozione si attorcigliano e non riescono ad uscire come dovrebbero. Mi limito ad esprimere il cordoglio della banda di Coggiola e di tutte quelle qui rappresentate a Rossana, Alberto, Edoardo e Riccardo stringendoli in un affettuoso abbraccio. Sapete, Elio nelle nostre associazioni era benvoluto, amato e stimato da tutti e lascia una enorme eredità di affetti.
Dopo il mio messaggio di giovedì a tutti con cui annunciavo la triste notizia, sono stato sommerso da messaggi e telefonate di incredulità, profondo dolore e tristezza e da testimonianze di affetto verso Elio spontanee, sincere e profonde. Era amico di tutti, affabile, gentile, sempre con il sorriso. Quando in banda arrivava qualcuno di nuovo, era il primo ad avvicinarlo e a stringere conoscenza accogliendolo tra di noi. Parlava con tutti, dall’ultimo allievo appena entrato ai più anziani, dai più timidi ai più espansivi. Quando, passando in macchina, ti vedeva a bordo strada o per il paese, non si limitava a un colpetto di clacson o a un cenno di saluto ma si fermava a scambiare due parole. Credeva fermamente come me che, affinché la banda possa esprimere armonia coi suoni dei propri strumenti, questa prima di tutto deve regnare tra i suoi componenti. E lui di questa armonia era il cemento.
Capitava che durante i numerosi viaggi fatti insieme per andare alle prove a Borgosesia o a Grignasco nei nostri discorsi io gli esprimessi alcune mie preoccupazioni o delusioni su come andavano le cose nella nostra banda o su dinamiche interne che non mi lasciavano sereno. Lui ascoltava e poi aveva sempre un consiglio su come comportarmi oppure semplicemente mi dava coraggio, mi riforniva di energia per superare le difficoltà o semplicemente mi faceva notare come quelli che gli avevo espresso fossero cose futili a cui non dare peso.
Dal 2019 aveva accettato con entusiasmo di entrare nel consiglio direttivo anche perché era in vista della pensione. In questo ambito si è dimostrato un collaboratore preziosissimo con una partecipazione attiva, una voce propositiva, mai polemica e sempre mosso alla ricerca delle decisioni migliori per il bene della banda a cui tanto teneva ed era legato.

Un Amico

Che vogliamo dire dell’Elio musicista? Era certamente un pilastro della nostra banda dove era entrato nel 1974 come allievo, ovviamente, del nostro storico maestro Sesto. Era uno dei migliori se non il migliore ma la sua capacità, su cui facevo pieno affidamento, non era solo frutto di un dono di natura. No, lui era una persona ambiziosa e questo aspetto lo riversava anche nella musica. Ogni brano nuovo se lo portava a casa, ne ascoltava le versioni che trovava in rete, studiava lo spartito, era felice quando lo si provava pezzo per pezzo e lo si orchestrava perché entrava nel segreto della parte e ne apprezzava le sfumature.
Se in qualche modo l’Elio musicista forse a volte potremo sostituirlo grazie ai tanti amici delle altre bande, l’Elio persona e amico lascerà un vuoto incolmabile. E’ stato un privilegio ed una fortuna condividere un bel pezzo di strada con te; è stata una tragedia perderti così presto. Ciao amico mio».

Andrea Vaudano

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