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“La piassa granda” di Borgosesia: Alessandro Orsi racconta il suo nuovo libro

Un viaggio che parte dai primi anni del Novecento e arriva fino ai giorni attuali.

la piassa granda

“La piassa granda”: lo storico Alessandro Orsi conduce i lettori in un viaggio nel tempo attraverso la piazza di Borgosesia.

“La piassa granda”

È un luogo caro a tanti valsesiani, ma anche ricco di storia: con “La piassa granda”, lo storico e insegnante Alessandro Orsi ha realizzato un libro dedicato alla storia e alle tante vicende che si sono intrecciate nella piazza principale di Borgosesia. La piazza diventa lo specchio della città e di tutta una valle, con curiosità, eventi epici, tragedie e aneddoti ancora inediti. Un viaggio che parte dai primi anni del Novecento e arriva fino ai giorni attuali. Con eccezionali foto d’epoca.

"La piassa granda"

Alessandro Orsi, dove è partita la scintilla che ha prodotto questo libro?
Diciamo innanzi tutto che io sono insegnante di storia e i monumenti mi hanno sempre incuriosito. Nel senso che è sempre interessante conoscere le vicende che ne hanno portato all’edificazione. E Borgosesia è piena di monumenti che ricordano pezzi della sua storia. Poi ovviamente c’è la mia formazione: certe vicende e certi personaggi per me restano sempre maestri di vita e di valori ideali.
E la piazza diventa luogo di raccolta di queste vicende…
Sì, ma non solo. La piazza di Borgosesia è tante cose contemporaneamente. Un spazio di socializzazione, il luogo delle feste più importanti, la zona dove si sono intrecciate le più importanti vicende storiche, l’area del mercato. E’ un mescolamento curioso e a modo suo unico.
Parliamo di piazza, ma le piazze in origine erano due.
Infatti. Due e divise da un municipio bellissimo che è stato un delitto abbattere. C’era la piazza che rappresentava il potere civile, liberale, borghese o socialista che fosse. E la piazza del popolo e della fede, racchiusa tra le due chiese più importanti della città, la parrocchiale e Sant’Antonio. E ricordiamo anche che dove oggi ci sono i giardini del municipio, c’era un cimitero. Quindi anche un tocco di esoterismo, se vogliamo…
Un luogo unico, insomma. E ce l’abbiamo sotto gli occhi.
Ma certo, e non è un’esagerazione. Sono pochissimi i centri che hanno una piazza che vanta una storia così lunga e variegata, dove si intrecciano feste dalle secolari tradizioni e tragedie terribili. E nella piazza si specchia anche la trasformazione di Borgosesia da paese quasi agricolo a moderna cittadina industriale.

La guerra

Le tragedie sono ovviamente riferite ai tempi delle due guerre mondiali…
In questo luogo sono accadute cose che fanno letteralmente rabbrividire. Cose oggi inconcepibili.
Il libro è stato scritto durante il lockdown di primavera, giusto?
Sì, ho cercato di sfruttare il tempo e la “clausura” in casa. Ma in realtà in molte occasioni mi era stato chiesto di scrivere un libro su questo tema. Io mi ero già occupato in passato della Resistenza nella zona di Crevacuore, dei ribelli in montagna, della Valsesia nel periodo della Grande guerra e altri aspetti della storia locale, compreso il turismo o la gastronomia. E poi ovviamente, ripeto, ero spinto da un vissuto personale che parte dai racconti che mi facevano i miei nonni, uno in particolare.
Ma c’è stato un elemento che ha fatto da detonatore per avviare le ricerche?
Quando stavo lavorando al libro sulla Grande guerra sono andato a trovare i documenti sul monumento di Carlo Conti e quindi sulla partecipazione di Borgosesia alla guerra. Mi si è letteralmente aperto un mondo.
Infatti le parti che riguardano la guerra occupano uno spazio molto ampio, nel libro…
Per forza. La grande guerra inflisse alla città un danno pesantissimo: un’intera generazione ne uscì mutilata. L’altro snodo storico è poi quello relativo alla Resistenza. Per renderci conto delle dimensioni del fenomeno, basti ricordare che vengono ricordati i nomi di circa 400 persone che hanno dato il loro contributo alla Resistenza. Qualcuno è un po’ forzato, ma ci sono tantissimi altri che magari occasionalmente hanno aiutato i partigiani. E i morti sono stati davvero molti: 108, come ricordato nella Torre Campanaria. Per una cittadina così, è una strage.

La Resistenza

Tra i partigiani, senza dubbio Cino Moscatelli è il più conosciuto.
E’ stato oggettivamente un punto di riferimento incredibile. Ma anche una persona che incarnava valori veramente civili. Basti pensare a una cosa: Borgosesia è l’unico centro della zona dove dal 24 aprile 1945 non ci sono più morti fascisti. Il motivo? Moscatelli aveva stabilito che dovessero essere processati. In moltissimi altri posti si sono invece regolati vecchi conti, e non si è certo andato per il sottile, va detto. Ma Moscatelli aveva deciso che la barbarie doveva finire.
Nel libro ci sono anche alcune testimonianza dirette molto crude…
Ho voluto fare parlare alcuni testimoni ancora vivi. Un po’ per dire: ecco, non sono solo che si raccontavano una volta. Se qualcuno vuole, queste persone possono raccontare anche adesso. Ho chiesto loro che mi parlassero di quei giorni. Qualcuno ancora oggi si è messo a piangere, al ricordo.
Il libro racconta poi di altri fatti dopo la guerra.
All’inizio non ero convinto se trattare la seconda metà del novecento. Però poi mi sono detto: ma quante cittadine di queste dimensioni possono dire di aver ospitato quattro presidenti della Repubblica in visita ufficiale? Anche in questo caso, tutti nella “piassa granda”.
E poi c’è stato il funerale di Moscatelli.
Certo, un evento cruciale. Un fatto che qui ha davvero concluso un’epoca. Basti guardare l’immagine della piazza strapiena. Quel giorno del 1981 il mondo partigiano ha messo il suggello alla storia della Resistenza.

I movimenti politici

Lei in quel momento era già un attivista…
Ero responsabile del Pci della Valsesia. Ebbi l’occasione di parlare con il presidente Sandro Pertini quando venne a dare il saluto al feretro.
Ma lei era già stato nel movimento studentesco.
Certo, e va detto che a cavallo tra gli anni Sessanta e Settanta il movimento studentesco di Borgosesia era molto vicino al mondo della Resistenza. Di fatto, è nato a casa di Cino Moscatelli. E poi ha trasferito la sede nella sede dell’Anpi, per dire…
Una situazione che si vede quasi solo a Borgosesia…
Ah certo. Tra movimento ed ex partigiani generalmente non correva buon sangue. Molti protagonisti della Resistenza erano entrati a far politica nel Pci o nel Psi. Per gli studenti si erano “istituzionalizzati”. Erano sul fronte opposto, per certi versi. E anche gran parte dei partigiani non erano certo disposti a mettersi in discussione con questi sbarbatelli… Figuriamoci. Gente onesta fino al midollo, ma non dovevi contraddirli.
A Borgosesia, invece?
A Borgosesia c’erano invece figure come Moscatelli, o Vanda Canna, o Ferdinando Zampieri. Persone con le quali il filo del dialogo si trovava sempre.
Bene. Non resta che aspettare il libro, allora.
Sì, aggiungo solo una cosa. Io sono uno storico che racconta, ma anche un insegnante. Vorrei che anche questo lavoro fosse un prolungamento della mia attività tra i giovani. Vorrei che le nuove generazioni leggessero e conoscessero la storia che e le vicende che ci hanno condotto fin qui. E’ importante. A questo proposito, ringrazio molto Idea Editrice che crede in questi valori e in questo specifico progetto.

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