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Mamma di 46 anni combatte il cancro con l’amore e la preghiera

La storia di Nadia, che vive a Saluggia, infonde coraggio e speranza.

Mamma di 46 anni combatte il cancro con l’amore e la preghiera «Il 1 giugno 2020 in pieno caldo per me è arrivato l’inverno: mi è stato riscontrato un carcinoma al seno e se non avessi fatto nulla la mia vita avrebbe avuto ancora un anno e mezzo circa». Inizia così il racconto della brusaschese Nadia Runco, mamma innamorata dei suoi due figli Alessia e Alessandro e operatrice di valvole cardiache in LivaNova a Saluggia.

Nadia combatte il cancro con l’amore e la preghiera

Prima Chivasso riporta una storia di coraggio e forza. Si tratta della vicenda di Nadia Runco. «Durante la doccia ho sentito sotto pelle nel seno un “bocciolo” non dolente, la mia reazione è stata di tranquillità anche perché mio papà in sei anni di malattia mi ha preparata inconsapevolmente con il suo atteggiamento positivo a questo avvenimento inaspettato. – afferma Nadia – La mia unica preoccupazione era in che modo comunicare ai miei genitori la notizia visto che c’era in corso il quarto intervento oncologico per mio papà. Non mi sono fatta scoraggiare, mi sono completamente affidata alla preghiera con la devozione di un’amore puro e tanta speranza, non ho permesso alla mia mente di rendermi schiava di essa anche perché, sono una donna di 46 anni che non vuole assolutamente rinunciare alla missione cioè di comprendere il dolore di chi soffre donando il sorriso. Così, procedo con le visite, ritiro l’esito della biopsia e finalmente ho saputo il nome del mio “amico”: carcinoma duttale di alto grado nucleare. Ero consapevole che la mia guarigione non sarebbe stata a portata di mano, ma sapevo con certezza che c’era la strada per trasformare il mio inverno in primavera. Con un sorriso che allevia i dolori ho continuato a credere fortemente nella via d’uscita perché ogni prova che dobbiamo affrontare è un’opportunità per conoscerci meglio ed andare oltre alle nostre debolezze e le resistenze della mente.

L’intervento

«Il team oncologico mi espone un quadro clinico particolarmente aggressivo, il chirurgo mi comunica che l’intervento sarebbe stato una quadrettomia. Ho attraversato anche questo avvenimento con serenità rendendo la mia vita gioiosa evitando di renderla complicata.  Il 6 agosto sono entrata in sala operatoria con il mio sorriso, la mia forza vitale vigorosa, con la mia mente allenata al pensiero positivo e creativo con la mia forte fede, in più la fiducia in me stessa mi ha aiutata a raggiungere l’obiettivo affidandomi al mio cuore con chiarezza. In quel momento ho ricordato a me stessa la mia missione cioè nell’essere presente alla mia vita e ai bisogni degli altri .Sono uscita dalla sala operatoria con il mio corpo modellato, le mie cicatrici le accarezzo e le chiamo “marchio dell’esperienza” perché le nostre “imperfezioni” ci rendono incredibilmente preziose».

I controlli

«Le visite di controllo sono proseguite con frutti vittoriosi, il 2 settembre ho ritirato l’esito dell’istologico: si è realizzato ciò in cui ho creduto e il mio inverno si è trasformato in primavera infatti la mia terapia non sarà aggressiva come mi era stato comunicato, ma è una terapia ormonale in pastiglia per 5 anni. Ho scelto di non lasciarmi mai scoraggiare rilevando a me stessa la mia forza con coraggio che oggi alimenta i miei valori e rende la mia vita degna di essere vissuta, non voglio sprecare nulla di questa mia esperienza e saper di poter contribuire alla felicità delle persone è uno stato d’animo meraviglioso, non lasciarsi sopraffare da emozioni negative, ma tutelare la felicità con il sorriso perché il sorriso è la nostra vera natura, allevia il dolore è rende meno spaventosi gli ostacoli in tutte le circostanze, anche le più difficili. Sono in attesa dell’intervento per la ricostruzione al seno, tuttavia sono felice perché sto compiendo quello per cui sono qui cioè donare agli altri senza riserve. Il mio augurio è che ogni donna possa coltivare la sua felicità anche nel raccontare la propria esperienza sulla malattia. Ammalarsi non è una sfortuna, la sfortuna è lasciarsi sconfiggere dalla malattia.

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