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Ponte sul Sesia senza piloni centrali: il progetto (omaggio) di tre professionisti

Lo studio di fattibilità si deve agli ingegneri Gianni Brugo e Andrea Rinolfi insieme all’architetto Marco Cavallazzi

Ponte sul Sesia senza piloni centrali: il progetto (omaggio) di tre professionisti.  L’ingegnere strutturista Andrea Rinolfi, l’architetto Marco Cavallazzi (entrambi di Romagnano) e l’ingegner Gianni Brugo, specializzato in management di progetto, hanno lanciato una proposta.

Ponte sul Sesia senza piloni centrali: il progetto (omaggio) di tre professionisti

«In questi giorni – affermano – abbiamo deciso di proporre una nostra idea per il progetto del nuovo ponte. Pensiamo che debba essere ricostruito in tempi brevi e intendiamo regalare lo studio di fattibilità al territorio. Ad oggi siamo in tre, ma stiamo valutando di aggiungere ulteriori competenze al gruppo. Abbiamo già elaborato una prima ipotesi con alcune considerazioni preliminari».

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In primo luogo, affermano i professionisti «il nuovo ponte non deve avere pilastri all’interno dell’alveo. Quando il Sesia è in piena – spiegano – ha una forza distruttiva tremenda, come ha più volte dimostrato. In secondo luogo il cantiere per la ricostruzione non dovrà bloccare il traffico, soprattutto sul lato di Gattinara, in quanto tale viabilità rappresenta la via più breve tra le due sponde. Infine dovrà essere dotato di molti sensori elettronici e di un sistema di monitoraggio continuo. Questo perché chi dovrà decidere su chiusure e riaperture dovrà avere a disposizione dati oggettivi, non purtroppo come è accaduto questa volta».

Un ponte scenografico

Il ponte pensato dai professionisti è a campata unica, sostenuto da cavi, che poggia su due piloni, il più alto sulla sponda di Romagnano, quello più basso su quella gattinarese. «Tutti i cavi – spiega Brugo – formano una “V” al centro, che si apre sul panorama delle Alpi e del Monte Rosa». Una scelta tecnica, quindi, quella di eliminare i piloni centrali ma che ha un risvolto decisamente estetico. «Il ponte era stato inaugurato nel 1860, ma crollò sotto la piena del 1951; fu ricostruito nel 1957, ma sempre su piloni centrali. Il progetto da noi elaborato, che non è ovviamente definitivo, a nostro avviso sarebbe una soluzione efficace per evitare altri crolli in futuro. Inoltre il costo di realizzazione stimato si aggirerebbe su quanto già preventivato, intorno ai 20 milioni di euro. Credo infine sia fondamentale che un’opera così importante per il territorio nasca dal territorio».

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