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Rifugio Monte Barone chiude la stagione con più di 500 passaggi

Vi hanno fatto tappa anche diversi turisti stranieri, fra cui alcuni escursionisti statunitensi.

rifugio monte barone

Rifugio Monte Barone: una stagione con ospiti provenienti anche dall’estero.

Rifugio Monte Barone, la stagione

Sono più di cinquecento gli escursionisti che hanno fatto tappa al rifugio Ponasca sul Monte Barone di Coggiola nell’ultima stagione. Chiudono felici e soddisfatti il loro primo anno di gestione Paolo Montini e Mara Viganò, che hanno tenuto la struttura aperta per tutto il mese di agosto, oltre ai fine settimana di giugno, luglio e settembre. «Per noi era un anno importante – racconta Mara -. Abbiamo voluto affiancare la gestione del rifugio al nostro lavoro di tutti i giorni. Da febbraio non ci siamo mai fermati, tra preparativi e poi con la gestione vera e propria nella bella stagione. Siamo stati ripagati da tante sorprese: la visita inaspettata di Massimo Giletti, il bel rapporto che si è creato con il Cai Valsessera e con gli escursionisti che hanno scelto di passare dal nostro rifugio».

Il pane del rifugio

Ora con l’arrivo dell’autunno la stagione è finita. «Ma ripartiremo poi il prossimo anno – conferma Viganò -. Ci ha fatto piacere che questo angolo di montagna sia stata conosciuta anche dai biellesi di città, molti non conoscevano per niente il rifugio e il Monte Barone, un luogo che merita di essere valorizzato». Tante le novità portate dai gestori: «Per esempio è stato apprezzato il pane cucinato direttamente in rifugio, una comodità anche per noi». Non sono mancati poi i turisti stranieri: «Soprattutto francesi, tra fine luglio e inizio agosto abbiamo avuto un notevole passaggio. Poi c’è stato anche un gruppo di ragazzi stranieri che ha pernottato da noi alcune notti provenienti da Spagna e America».

Le attività del territorio

Importante è stata la collaborazione con le realtà locali: «Oltre che con il Cai che è proprietario dell’immobile, abbiamo potuto conoscere i Falchi Azzurri, il gruppo sportivo Genzianella». I gestori sono stati coinvolti anche nella produzione di zafferano di Coggiola proprio nei pressi del rifugio. E adesso si guarda al prossimo anno. «Di sicuro continueremo l’esperienza – aggiunge Mara Viganò -. Punteremo ancora di più sulla promozione delle nostre attività e sui pernottamenti. In questo caso abbiamo un centinaio di persone che si sono fermate a dormire nel corso della stagione, ma riteniamo che la struttura e il territorio abbia un potenziale ben più importante. Con la prossima stagione cercheremo di far conoscere anche questa opportunità».

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