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Serravalle ancora tanti ricordi per Fiorenzo “Floran” Ferrara

«Novantaquattro anni compiuti sono davvero una lunga vita, ma di te resta il ricordo di una persona onesta, buona, che con semplicità regalava agli altri il suo tempo e suscitava buonumore».

Serravalle ancora tanti

Serravalle ancora tanti ricordi di Fiorenzo Ferrara: “Floran” ha lasciato un profondo vuoto.

Serravalle ancora tanti ricordi

Una vita lunga e piena, con tanti legami forti che hanno generato altrettanti ricordi: Fiorenzo Ferrara, detto “Floran”, ha lasciato molto dietro di sé. Federica Balma Perazzi, presidente della banda musicale “Società Operaia” di Grignasco di cui Ferrara era componente, lo ricorda così: «Caro Floran, anzi caro papà perché era proprio così che ti chiamavo. Nel lontano 1996 sono entrata come presidente della Musica Società Operaia di Grignasco. E’ in quel momento, che ho avuto l’onore di conoscere un uomo così speciale come te, un uomo onesto, generoso e pieno di vita. Sì di te… non potrò mai dimenticare il tuo sorriso e il tuo buonumore che sempre ti distinguevano. Noi rappresentavamo per te la tua seconda famiglia e sempre ce lo dicevi. Abbiamo passato degli anni bellissimi insieme, finché un giorno a tuo malincuore mi hai detto: “Sai Federica sono diventato vecchio e non ce la faccio più a venire ai servizi, perché mi fanno male le gambe”. Che tristezza per me quel giorno. “Non preoccuparti – ti dissi – vieni a suonare solo ai concerti”. Così hai fatto, sempre presente alle prove, ligio e preciso al tuo dovere sei andato avanti, finchè un giorno ci hai seguito da spettatore. Onorandoci sempre della tua presenza e del tuo sorriso».

La Resistenza

Con parole d’affetto anche Piera Mazzone dedica un ricordo al serravallese. «“Per non dimenticare… per ricordare”: nel volumetto scritto da Davide Cerutti in occasione del 70° anniversario della Liberazione, Floran posa fiero con il suo fucile, il calcio poggiato a terra, lo sguardo verso l’obiettivo, ma in realtà i suoi pensieri corrono più lontano, verso quella Libertà che sogna gli restituirà la sua giovinezza. Il suo nome è Fiorenzo, ma da allora tutti lo chiameranno “Floran”, nome di battaglia scelto da partigiano. Il padre, Francesco, “Cicola”, fu il primo Sindaco di Serravalle dopo la Liberazione. Pochi giorni fa mi ero rivolta a Floran per avere qualche notizia sul Sacrario dei Caduti nel cimitero di San Martino: nonostante le sue condizioni di salute fossero davvero pessime, tramite la moglie Liliana, cercò di aiutarmi. In quel momento pensai che tutti gli ultimi “testimoni” se ne stavano andando, portando con loro la storia di quegli anni che segnarono la ricostruzione. Tutte le domande che non abbiamo fatto, ora non avranno mai più risposte. Floran per oltre settant’anni suonò il clarinetto nella Banda Musicale Società Operaia di Grignasco, conquistandosi un posto nel cuore di tutti i musici e della Presidente Federica Balma Perazzi, che la sera del Rosario in chiesa ha condiviso un affettuoso e commovente ricordo».

“Brüsca Mataras”

«Nel 1948 Floran, che la musica ce l’aveva proprio nel sangue, con alcuni amici fondò un complessino che suonava per Carnevale, in occasione di feste popolari, in Casa di Riposo: Ferruccio Mazzone suggerì loro un nome: “Brüsca Mataras”. Il termine “Brüsca” nel nostro territorio è quello più comune per definire il modo originale e spontaneo dei musici di suonare alla fine dei servizi ufficiali, a memoria, senza Maestro, per divertirsi e divertire, mentre il termine “Mataras” si riferiva alla stoffa delle divise, fornita da un materassaio locale. Negli anni Ottanta al gruppo si aggiunsero alcune signore, che “suonavano” strumenti atipici, quali casseruole e forbici, tra loro c’era Liliana, moglie di Floran: davvero uniti sempre, in casa e nei momenti di svago. La “Brüsca” si fece conoscere in tutto il Piemonte, in Lombardia e in Svizzera, e nel 2008 ricevette il premio dal Comune come “Serravallese dell’anno”, mentre nel 2017 fu organizzata una memorabile serata al cinema-teatro di Serravalle per festeggiare il settantesimo della nascita. Floran lavorò prima in Cartiera, poi, dopo la pensione, dava una mano in officina al figlio Mauro, ma era anche un’occasione per scambiare quattro chiacchiere con gli amici che sapevano dove trovarlo, perché i ricordi condivisi fanno bene al cuore. Caro Floran novantaquattro anni compiuti sono davvero una lunga vita, ma di te resta il ricordo di una persona onesta, buona, che con semplicità regalava agli altri il suo tempo e suscitava buonumore».

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