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I sindaci fanno squadra per chiedere la riapertura della ferrovia
Dal treno storico alla linea passeggeri: questa sera incontro a Romagnano.

I sindaci fanno squadra per chiedere la riapertura della ferrovia. Dal treno storico alla linea passeggeri: questa sera incontro a Romagnano.
I sindaci fanno squadra per chiedere la riapertura della ferrovia
Si torna a parlare della linea ferroviaria Novara-Varallo. La tratta sarà infatti al centro dell’attenzione dell’incontro fissato per le 21 di oggi, mercoledì 26 novembre, a Romagnano Sesia, in sala consiliare.
Sono invitati i sindaci interessati al passaggio dei binari: Novara, Briona, Fara Novarese, Ghemme, Prato Sesia, Grignasco, Borgosesia e Quarona. A invitarli sono stati i loro colleghi di Varallo, Pietro Bondetti, e Romagnano, Alessandro Carini.
Il punto della situazione
«Durante la serata – spiegano i sindaci – avremo modo di condividere le informazioni in nostro possesso facendo il punto della situazione. Analizzeremo l’andamento del progetto “treni storici della Valsesia” attivo da 10 anni con presentazione della proposta relativa al 2026 nonchè ad un importante evento che si terrà il 24 gennaio prossimo (comprensivo di tavola rotonda sui trasporti). Ddibatteremo su istanze di cittadini e villeggianti e definiremo insieme le prossime azioni da compiere».
L’obiettivo è sempre quello di ripristinare la linea soppressa, con corse quotidiane. «Riteniamo infatti la linea ferroviaria una infrastruttura di fondamentale importanza per la mobilità, l’economia e il turismo valsesiano e non solo, constatata la persistente situazione di stallo della Regione Piemonte nei riguardi delle molteplici proposte concrete».
L’ipotesi dei 3 milioni
Nei mesi scorsi il vice sindaco di Varallo, Eraldo Botta, aveva ipotizzato che la Regione Piemonte, con un costo di 3 milioni, potrebbe riattivare la linea con dieci corse al giorno.
«Tre milioni di euro – sottolineava Botta – è il costo annuale che dovrebbe mettere a bilancio la Regione Piemonte per riattivare la linea ferroviaria Novara-Varallo. Siamo vicini allo 0,5 per cento del budget annuale del settore trasporti pubblico, per la gestione di 10 coppie di treno giornalieri che rivoluzionerebbero i trasporti pubblici della nostra meravigliosa Valsesia, con operatori interessati e pronti a partire già nel corso del 2026».
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Sil47
26 Novembre 2025 at 10:36
il Cetto Laqualunque ogni tanto si sveglia
Artemisia
26 Novembre 2025 at 12:27
Ma che si occupino di ripristimare una corsa nei giorni festivi con dedtinazione Vercelli o Novra invece di ambire a progetti insormontabili
Artemisia
Matteo
26 Novembre 2025 at 17:24
Bho, avevano chiuso 10 anni fa perché c’erano pochi utenti e non c’erano soldi.
Rispetto 10 anni fa cosa è cambiato?
ci sono più soldi?
ci sono più abitanti?
ci sono più studenti?
ci sono più fabbriche?
Giovanni Sella
26 Novembre 2025 at 20:39
Riaprire è imperativo anche per il bene del turismo. I soliti polemici del “no a tutto” farebbero bene a trovarsi qualcosa d’altro da fare nella vita.
Matteo
26 Novembre 2025 at 22:13
İmperativo per il turismo???
ha è vero! ricordo quando il treno era attivo e venivano vagonate di turisti, che manco a Rimini. Ma mi faccia il piacere.
Se i ristoratori di Varallo desiderano il treno, siano loro a finanziarlo… Ha ci starebbe anche rimborsare quegli 11 milioni spesi in questi anni per portare 10 treni di turisti all’ anno a mangiare a Varallo.
Ma c’è qualcuno che si ricorda come andavano le cose quando c’era il treno? Perché sembra che ci sia gente che non se lo ricorda o non ha chiaro i motivi per cui certe cose si è smesso di finanziarle.
A sto punto non mi stupirei che compaia qualcuno che auspica la nazionalizzazione di Alitalia.
Giovanni Sella
27 Novembre 2025 at 12:42
Magari impari l’italiano prima di scrivere commenti. Saluti.
Matteo
28 Novembre 2025 at 7:23
Attenzione! È arrivato il professore!
Sil47
27 Novembre 2025 at 13:38
appena prima della “sospensione” con orari metafisici e sovrapposti a quelli dei bus , soppressioni estemporanee ,treni rotti e fatiscenti ,e disservizi vari furono rilevati 947 viaggiatori/giorno .
E’ lecito ipotizzare che con con orari e treni funzionanti ci si potrebbe avvicinare o superare la media nozionale (3% della popolazione di circa 50 000abitanti)cioè circa 1500 passeggeri/giorno.
Un Minuetto ha 150 posti il che vuol dire almeno dieci corse al giorno come trasporto ordinario senza contare la specificità turistica del territorio e la maggior necessità di spostamento per accedere ai servizi (sanità in primis ,università e tribunali ) assenti e sempre più depotenziati della Valsesia.
Matteo
28 Novembre 2025 at 7:46
Prima della chiusura i treni passavano ogni ora circa. Onestamente mi sembra metafisico sperare che cambiando gli orari si possa aumentare del 50% l’utenza.
Senza neanche contare gli effetti dell’inverno demografico.
İl treno in Valsesia non è economicamente sostenibile, Trenitalia aveva iniziato a lavorare per la chiusura della linea dagli anni 80 del secolo scorso.
Sil47
28 Novembre 2025 at 9:09
Il calo demografico c’è ed è di circa lo 0,5% all’anno, grazie anche alla soppressine del treno che ha bloccato il pendolarismo su Novara ,con quanto ne consegue.
Quanto agli orari le consiglio di informarsi meglio perché buona parte delle corse erano fatte con bus sostitutivi in concorrenza con la linea bus.
Tutto questo ed altro è denunciato nello studio della agenzia per la mobilità regionale, che può reperire su internet.
Se poi il far partire il primo treno alle 5,47 da Novara (una delle perle dell’orario allora in vigore) le pare logico e attrattivo per l’utenza ,allora chiudiamo-
Dubbio tremendo :che non ci sia qualcuno interessato a che non si riapra per non perdere i finanziamenti regionali per il trasporto su gomma?
Artemisia
27 Novembre 2025 at 19:56
E quando scendono dal treno a Varallo come raggiungono Alagna che la domenica non ci sono corriere?
Matteo
1 Dicembre 2025 at 15:02
@ SIL47 Preciso che non lavoro per nessuna compagnia di trasporti: i miei interventi nascono dall’opposizione alle scorciatoie politiche che consistono nel promettere servizi e guadagnare consensi con soldi altrui, ovvero generare debiti che graveranno sulle generazioni future oppure scaricare i costi su altre comunità, un atteggiamento che gli stessi leghisti del territorio attribuiscono polemicamente al Sud.
Per coerenza, i politici locali che ne invocano la riattivazione dovrebbero chiedere direttamente ai propri cittadini di sostenerlo, attraverso un aumento delle tasse o spostando risorse da altri progetti.
La informo inoltre che il calo demografico è un problema che interessa l’Italia intera ed in particolare le zone rurali, e no, non è legato alla chiusura della linea ferroviaria.
Per quanto riguarda gli orari, il rapporto da lei citato risale al 2017 e si basa su quelli del 2013, già ridotti rispetto agli anni precedenti. Nel tempo gli orari dei treni hanno subito variazioni e la storia ha dimostrato che ciò non ha avuto alcun impatto significativo sull’andamento dell’utenza.