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Varallo ricorda Luigi Peco: in lutto il mondo della cultura

Cugino dell’avvocato Enzo Barbano, era molto legato a Varallo e alla Valsesia nonostante abitasse a Monza.

Varallo ricorda Luigi Peco: cordoglio per la scomparsa  dello storico e scrittore.

Varallo ricorda Luigi Peco

E’ mancato venerdì 23 agosto a 90 anni a Monza, dove viveva. Da lunedì 26 agosto la salma riposa nel cimitero monumentale di Varallo, città a cui era molto legato. Lascia la moglie Enrica, i figli Giovanni e Giulio con le rispettive famiglie. Ecco il ricordo di Piera Mazzone.

Omaggio a Luigi Peco

«Viveva a Monza da moltissimi anni, ma aveva sempre mantenuto la sua casa a Varallo, il dottor Luigi Peco, “Luigino” per gli amici, tanti, silenziosi, accorati, che, con il prevosto di Varallo, don Roberto Collarini, hanno accolto la sua bara lunedì 26 agosto, per la tumulazione nella tomba di famiglia. Luigi Peco era accompagnato dai figli, Giovanni e Giulio, poiché la moglie è impossibilitata a muoversi, e da uno stuolo di nipoti. Il cugino, avvocato Enzo Barbano, visibilmente affranto, ha dichiarato di aver perso il compagno e l’amico di una vita: “Il serale appuntamento telefonico non era affatto un’abitudine, ma l’atteso momento per riallacciare il filo dei ricordi, confrontarci, discutere: mi mancherà molto, era davvero una persona unica”.

Interesse per la storia e la Valsesia

Al 1991 risale la pubblicazione del volume: “Il mutamento di dominio della Valle di Sesia. Con la trascrizione del Giornale del conte Filippo Domenico Beraudo di Pralormo, primo pretore piemontese della Valle”. Dall’inizio del Settecento la Valsesia passò sotto il dominio dei Savoia, ma non trascorse neppure un secolo che la Rivoluzione francese cambiò il mondo e naturalmente gli echi giunsero fino in Valsesia. Luigi Peco nel 1993 pubblicò: “Dopo la bufera napoleonica. Restaurazione e Provincia di Valsesia. Con il rapporto statistico per l’anno 1828 del Vice Intendente Luigi Noè”. Questi furono i lavori di maggior respiro storico, intercalati da saggi pubblicati su riviste storiche locali e dalla partecipazione a numerosi convegni. Nel 2008 pubblicò un romanzo storico: “Il parroco rifiutato. La breve e tragica vita di Don Stefano”: Don Stefano Aymo fu parroco a Rimella, ma non riuscì mai ad entrare in sintonia con quel mondo tanto diverso ed appartato, reso ancor più chiuso dalla peculiarità linguistica. La vita del sacerdote si sfilacciò e quella dell’uomo si concluse con il suicidio.

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