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«Vogliamo lavorare, non vivere di sussidi». Il grido di dolore della montagna. Le foto del flash-mob

«Ci sono 15mila persone che operano sugli impianti con un indotto di 140 mila dipendenti, tutte persone a casa».

Vogliamo lavorare

«Vogliamo lavorare, non vivere di sussidi»: le speranze degli addetti del settore montagna in questo inverno drammatico.

«Vogliamo lavorare, non vivere di sussidi»

Un momento difficilissimo, per migliaia di lavoratori del settore. «Non vogliamo vivere di sussidi, la gente di montagna vuole vivere del proprio lavoro». E’ il forte appello lanciato dal direttore di Monterosa2000 Andrea Colla durante il flash-mob organizzato sabato pomeriggio all’Alpe di Mera. Una iniziativa che ha coinvolto tutte le stazioni sciistiche dell’arco alpino, una proposta di Arpiet per portare all’opinione pubblica il dramma che sta vivendo il mondo della montagna.

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I numeri

«Il blocco perorato per cinque volte dal Governo sta creando un dramma in montagna – fa presente Andrea Colla di Monterosa 2000 -. Ci sono 15mila persone che operano sugli impianti con un indotto di 140 mila dipendenti, tutte persone a casa. E buona parte hanno terminato la stagione a settembre o a marzo dello scorso anno e hanno esaurito gli ammortizzatori sociali che vanno al più presto ripristinati». Colla ribadisce la necessità di avere ristori: «Servono opportuni ingenti ristori. Ma non vogliamo vivere di sussidi, la gente di montagna vuole vivere del proprio lavoro».
Accanto a Colla sabato all’Alpe di Mera c’erano i dipendenti di Monterosa 2000, ma anche maestri di sci e tutti coloro che vivono grazie al turismo invernale.
La chiusura degli impianti di risalita in Valsesia fa perdere alla montagna qualcosa come 40 milioni di euro. Numeri impressionati, ma che derivano da uno studio attento di cosa produce il mondo dello sci stilato da Arpiet, Università e Regione: un euro di skipass corrisponde a 10 euro nell’economia reale, mentre attorno a un addetto degli impianti di risalita ruotano dieci persone dell’indotto.

Il flash mob

Sabato pomeriggio nel piazzale di Bielmonte sono arrivati anche gli operatori di Oropa per partecipare insieme alla manifestazione. Tutti si sono disposti a distanza davanti ai gatti per dimostrare unitarietà contro la scelta del ministro Speranza di fermare le stazioni sciistiche.
Giampiero Orleoni, direttore di Icemont e presidente Arpiet, come sempre in prima linea: «Si gioca il futuro di decine di migliaia di imprenditori, dei lavoratori e delle loro famiglie. Abbiamo voluto esprimere un sentimento di unione e solidarietà nei confronti di un comparto che rappresenta un’ampia fetta dell’economia piemontese». Presenti anche Uncem Piemonte con il vice presidente Gian Matteo Passuello e i rappresentanti della Regione Piemonte a fianco degli operatori.
Non potevano mancare i maestri di sci alla protesta. «Abbiamo voluto dare un segnale di unitarietà con questa iniziativa – spiega Andrea Florian, direttore della Scuola sci Bielmonte -. Ci hanno illuso e poi chiuso senza darci una vera spiegazione, ma noi abbiamo sostenuto spese per iniziare».

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