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La Valsesia piange Maria Augusta Galletti, scrittrice e custode della memoria

Originaria di Cravagliana, la donna viveva a Borgosesia. Aveva 83 anni.

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La Valsesia piange Maria Augusta Galletti, scrittrice e custode della memoria. Originaria di Cravagliana, la donna viveva a Borgosesia. Aveva 83 anni.

La Valsesia piange Maria Augusta Galletti, scrittrice e custode della memoria

Borgosesia e tutta la valle dicono addio a Maria Augusta Galletti, scomparsa nei giorni scorsi. Nata nel 1943 a Ordrovago di Cravagliana, in uno degli anni più difficili della storia italiana, Maria Augusta aveva scelto Borgosesia come luogo di vita, senza mai recidere il legame profondo con le sue montagne e con la memoria di una comunità che ha attraversato e raccontato con sensibilità e rigore.

A ricordarla è Piera Mazzone, direttrice della biblioteca di Varallo, che ne traccia il profilo umano e artistico attraverso una lettera intensa e partecipe. Donna minuta e tenace, Maria Augusta Galletti ha espresso la propria creatività in molte forme: dall’artigianato artistico alla scrittura.

Per la biblioteca di Varallo aveva realizzato opere originali, come una grande vetrofania raffigurante un presepe ambientato sotto il Sacro Monte, la riproduzione della facciata di Palazzo Racchetti e schizzi dedicati a scorci cittadini, trasformati in oggetti d’uso quotidiano.
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La passione per la scrittura e “Orecchini di ciliegie”

Se il disegno e la pittura erano passioni coltivate con discrezione, la scrittura rappresentava per lei il centro di tutto. Autrice di numerosi articoli pubblicati sui giornali locali e di racconti premiati in rassegne nazionali, aveva dato voce alla propria esperienza e a quella di un’intera generazione nel libro “Orecchini di ciliegie”. Un’opera che, come sottolinea Mazzone, «sarebbe riduttivo definire un’autobiografia», perché capace di farsi racconto collettivo, memoria condivisa di “luoghi dell’anima”.

Il volume fu presentato nel dicembre 2007 alla Taverna D’Adda. Oltre trecento pagine, arricchite da fotografie originali, per accompagnare il lettore dagli anni del secondo dopoguerra alla ricostruzione, in un tempo carico di speranze e trasformazioni sociali. La narrazione si snoda tra Ordrovago e Varallo, con un uso sapiente del dialetto valsesiano che, grazie a un glossario finale, diventa elemento di musicalità e non di chiusura, rendendo il racconto accessibile anche a chi vive fuori valle.

Un libro dedicato al marito

Il legame con gli affetti emerge anche in “Cavallucci di creta. Danza di ricordi sul colle di Miglionico”, scritto come gesto d’amore verso il marito Giacomo Occhiogrosso, detto Mimì, e presentato nel 2010 in Basilicata.

Nonostante una vita segnata da difficoltà, Maria Augusta Galletti ha conservato ottimismo e una generosità che le permettevano di creare relazioni autentiche. Come ricorda ancora Piera Mazzone, aveva espresso il desiderio di diventare volontaria in biblioteca a Varallo, luogo di cultura che sentiva profondamente suo: «Ma non ce n’è stato il tempo».

Il ricordo si chiude con un’immagine di libertà e appartenenza: «Adesso finalmente lei è là dove avrebbe voluto essere, indossa l’amato costume, libera tra le sue montagne». Un’eredità fatta di parole, memoria e amore per la Valsesia, che continua a parlare attraverso le sue pagine.

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