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Impossibile il recupero dei tre alpinisti morti sul Rosa

Le vittime sono precipitate per 800 metri tra rocce, ghiaccio e neve

I tre alpinisti morti domenica all’alba sul Monte Rosa resteranno probabilmente sepolti per sempre nel ghiaccio, nelle rocce e nella neve con la quale hanno fatto il terribile volo di 800 metri. Del resto, è anche possibile che dei corpi non restino che brandelli: i soccorritori che ieri hanno visionato la zona hanno notato tra le rocce e la neve pezzi di vestiti e di materiale appartenuto ai tre alpinisti, testimonianze di una tragedia dalla dinamica violenta. 

Si tratta di tre svizzeri dekl vallese: Rafaele Berclaz, 49 anni, Daniel Salamin, 35, e Frederick Zufferey, 48.Domenica all’alba stavano percorrendo il tratto tra il colle Gnifetti e la punta Zumstain quando sotto i loro piedi ha ceduto un costone di neve e ghiaccio. Per loro nessuna possibilità di scampo: sono morti sotto gli occhi dei compagni di cordata, miracolosamente illesi anche solo per essere distanti poco più di un metro dalla linea del cedimento. Probabilmente anche l’innalzamento delle temperature ha compromesso la stabilità del costone di ghiaccio.

I sopravvissuti sono stati trasportati sotto choc al rifugio Mantova, per gli altri sono iniziate subito le ricerche, proseguite anche nella giornata di ieri. Ma alla fine si è dovuto alzare bandiera bianca, almeno per il momento. Forse in futuro mutate condizioni meteo o tecniche particolari permetteranno di tentare nuovamente il recupero.