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Mottarone choc: la fune andava controllata ogni 6 mesi, per 5 anni nessuno l’ha fatto

Nel mirino i 50 centimetri di cavo attaccati alla cabina. La tragedia costò la vita a 14 persone delle 15 a bordo della funivia.

Mottarone choc: la fune andava controllata ogni 6 mesi, per 5 anni nessuno l’ha fatto. Nel mirino i 50 centimetri di cavo attaccati alla cabina. La tragedia costò la vita a 14 persone delle 15 a bordo della funivia.

Mottarone choc: la fune andava controllata ogni 6 mesi, per 5 anni nessuno l’ha fatto

Nessuno avrebbe mai controllato i primi 50 centimetri della fune traente della funivia del Mottarone. E’ questo quanto emergerebbe dalle indagini circa la tragedia della funivia del Mottarone costata la vita a 14 persone sulle 15 che erano a bordo nella tragica corsa del 23 maggio scorso.

Tragedia del Mottarone

Come riporta Prima Novara, la presunta omessa manutenzione della funivia del Mottarone torna ad essere uno dei nodi fondamentali da sciogliere nell’indagine. Questa volta, a quanto pare, gli approfondimenti che andranno effettuati riguarderebbero un manicotto ingrassato o lubrificato che avvolgeva il cavo proprio nel punto in cui si è sfibrato per poi tranciarsi e che si trova a pochi centimetri dalla testa fusa.
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Alle domande se avessero o meno eseguito la manutenzione di quel preciso segmento, ossia se avessero aperto quel manicotto per controllare lo stato del cavo, gli interrogati dal pm, avrebbero negato di aver proceduto in quanto non sarebbe toccato a loro e nessuno avrebbe mai indicato loro di fare quel tipo di manutenzione.

La “testa fusa” deve essere revisionata periodicamente. E ogni cinque anni, così dice la legge, sostituita.

Le indagini proseguono

Le conclusioni cui giungeranno gli esperti saranno consegnate sul tavolo della gip del tribunale di Verbania alla fine del mese di giugno, dopo di che la lunga e complessa fase di incidente probatorio volgerà al termine e le prove raccolte potranno essere portate a processo.
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Sul registro degli indagati, con l’ipotesi di accusa di rimozione dolosa di cautele contro gli incidenti e omicidio colposo, compaiono 12 persone, e tra queste il gestore dell’impianto Luigi Nerini, il direttore d’esercizio Gabriele Perocchio e il capo servizio Gabriele Tadini, oltre a due società.

La situazione dei principali indagati

Nerini e Perocchio sono in attesa della decisione della Cassazione cui si è appellata la pm Olimpia Bossi, titolare del fascicolo d’inchiesta cui collabora la collega Laura Carrera, che ne ha chiesto gli arresti.

Arresti da cui, invece, è uscito nei mesi scorsi Tadini. Si tratta dell’unico dipendente che, al momento, avrebbe confessato agli inquirenti la manomissione dei freni d’emergenza che quella domenica non erano entrati in funzione perché fermati dai forchettoni. Una pratica che a quanto pare sarebbe già stata adottata in passato per evitare il blocco del servizio.

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