Cronaca Novarese -

Si fingono impiegati della Posta per farsi dare soldi: allarme truffe a Maggiora

L'ennesima tecnica ideata dai malviventi per sottrarre denaro alle vittime.

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Si fingono impiegati delle Poste per chiedere soldi: i malviventi tentano la truffa a Maggiora.

Si fingono impiegati delle Poste

I malviventi non esauriscono mai la fantasia e Maggiora torna nel mirino dei truffatori. Come era già accaduto mesi fa, all’inizio dell’anno, i cittadini del piccolo centro nei giorni scorsi sono stati bersaglio di malfattori. La truffa è sempre e comunque volta a sottrarre dati sensibili o denaro alle ignare vittime; il metodo è quello della telefonata a nome di un ente pubblico, in questo caso Poste italiane. La voce chiamante si spaccia per un addetto dell’ufficio postale di Maggiora, facendo capire di conoscere non solo il nome della persona presa di mira, ma anche quelli dei familiari e dei parenti. Con diversi espedienti, i malfattori cercano di far sì che le persone diano loro dei soldi, su incarico del parente citato.

L’allerta

Per evitare ai concittadini di cadere nella truffa anche il sindaco Roberto Balzano ha lanciato l’allarme attraverso la pagina Facebook “Sei di Maggiora se…”, invitando a non cascare nel tranello e a condividere il post per farlo circolare il più possibile. A gennaio i truffatori si erano rivolti a persone anziane o deboli, chiedendo soldi per un parente in difficoltà, citandone nome e cognome, dicendo di essere in compagnia dei Carabinieri e di essere stati incaricati di chiedere un aiuto economico per uscire da una situazione difficile.

Un’altra truffa

La zona tra il Borgomanerese e la Valsesia è teatro in questi giorni anche di un altro tentativo di truffa. Sedicenti sordomuti avvicinano le persone mostrando loro un cartello in cui è scritto il nome di un’ipotetica associazione che si occuperebbe di raccogliere fondi per costruire un centro specializzato per non udenti, disabili e bambini indigenti. Personaggi che proponevano questo tipo di truffa sono già stati fermati in altre zone d’Italia ma, evidentemente, l’arresto non ha impedito loro di prestare la loro “opera”.

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