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Valentina Mora, anche la Valsesia piange la giovane morta in montagna

Appena un mese fa in solitaria era partita da Alagna per arrivare a 4000 metri. Aveva solo 28 anni.

Valentina Mora è morta in un incidente in montagna in Valle Antrona. Aveva solo 28 anni, a inizio luglio era stata in Valsesia e aveva rinunciato al Balmenhorn per via delle alte temperature che rendevano pericolosi i passaggi sul ghiaccio.

Valentina Mora, la tragedia

E’ Valentina Mora la ragazza trovata morta in Valle Antrona nella zona del Pizzo Andolla tra Italia e Svizzera. Fatale la caduta durante la sua ascesa solitaria. Era sabato 3 agosto da Cheggio per una delle sue ascese solitarie, ma di lei non si avevano più notizie. A trovarla gli uomini del Soccorso alpino Valdossola e Guardia di Finanza. Residente a San Maurizio d’Opaglio era una appassionata di montagna. Sulla sua pagina Facebook i suoi racconti delle scalate: appena un mese fa a luglio era partita di notte da Alagna per avventurarsi a quota 4000 in solitaria. Una esperienzache l’aveva emozionata. Lo stesso aveva fatto sabato, ma questa volta è stata vittima di un incidente fatale.

Sempre in Ossola altro incidente l’altro giorno.

Il post dedicato alla Valsesia

Sul suo profilo Facebook Valentina aveva descritto l’esperienza valsesiana: «1 luglio 2019 salita in solitaria da Alagna (1190m) a quota 4000 metri (circa), con partenza in notturna.  Nessun obiettivo, solo la voglia di accarezzare con lo sguardo il Monte Rosa… l’ultima volta che i miei scarponi avevano avuto l’onore di posarsi lassù era stato in un’infinita giornata di metà settembre dello scorso anno, durante l’ascesa in solitaria della cresta integrale del Soldato…che nostalgia! Scelgo di percorrere il tragitto della gara AMA, toccando per la prima volta dopo almeno 14 anni il tratto bocchetta delle Pisse- Indren… scelta che si rivelerà aimè sbagliata: le tracce della gara sono pressoché inesistenti sebbene sia passata solo una settimana; la neve marcia rende quasi pericoloso il passaggio vicino agli sfasciumi rocciosi. Raggiungo Indren dopo una ravanata assurda e le gambe sembrano riprendersi solo dopo aver superato capanna Gnifetti… Proseguo sul ghiacciaio fino al primo grande crepaccio. Le alte temperature non mi convincono ad andare avanti e la montagna sembra volermi comunicare qualcosa. Due alpinisti mi mettono in guardia: durante la mattinata un ponte su cui sono passati è crollato… Saluto con lo sguardo il Balmenhorn e torno indietro comunque sia soddisfatta; in fondo non ero mai salita così in alto ad inizio luglio! Scendo passando dallo Stolemberg: percorso nettamente piu’ veloce, giusto qualche traverso innevato che richiede un pizzico di attenzione…»

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