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Dolore nel Vercellese per Alessandra, uccisa dalla malattia a soli 14 anni

«Sei stata una guerriera e hai lottato con tutte le tue forze contro il male che ti ha portato via da noi».

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Dolore nel Vercellese per Alessandra, uccisa dalla malattia a soli 14 anni. «Sei stata una guerriera e hai lottato con tutte le tue forze contro il male che ti ha portato via da noi».

Dolore nel Vercellese per Alessandra, uccisa dalla malattia a soli 14 anni

Se n’è andata la scorsa settimana, lasciando mamma Deborah Buccella con Alberto, le sorelline Gaia e Zoe, gli adorati zii, i nonni e gli amici.
Alessandra aveva solo 14 anni: frequentava l’istituto alberghiero di Trino e aveva fatto le scuole medie a Crescentino dove aveva lasciato un ricordo indelebile.

Giorni di dolore nel Vercellese per questa ragazzina che ha dovuto conoscere la sofferenza e la malattia, anche se questo non le ha mai cancellato il sorriso dal volto.

Il ricordo della scuola

«Sei stata una guerriera e hai lottato con tutte le tue forze contro il male che ti ha portato via da noi – così la ricordano il drigente scolastico e gli insegnanti della scuola media di Crescentino. – Grazie alla tua mamma, che ci ha sempre tenuti informati e resi partecipi sul decorso della tua malattia, ti siamo stati accanto con tutto il nostro cuore e abbiamo condiviso con te attimi stupendi di amicizia, di solidarietà, di commozione.

Ti abbiamo seguita al Regina Margherita, a casa tua, quando eri con le tue amiche più care, le “Princifesse”. E tu sempre solare, allegra, ci hai donato dei grandi sorrisi. Ci hai insegnato ad essere forti e coraggiosi per l’incontro più temuto della nostra vita: quello di Samarcanda. Ci hai spiegato come ti sentivi e quanto eri arrabbiata per ciò che ti stava succedendo e noi ascoltavamo in silenzio durante quell’orale che è indimenticabile.

Un saluto affettuoso da tutti noi e ricorda che “qualunque cosa accada noi ci vediamo a casa” e se la tua casa è il cielo infinito, noi ci vedremo lì».

Due anni di inferno affrontati con coraggio

«Quello di Ale è stato un percorso di sofferenza – ricorda la mamma Deborah -. Ma lei ha sempre affrontato tutto con il sorriso, a muso duro. Certo ci sono stati momento di sconforto e pianti, ma in ospedale in qualche modo ci sentivamo protetti, ci sentivamo a casa, era come essere in una famiglia. Sono stati due anni di inferno, e sono orgogliosa delle cose che ha fatto, di quanto amore è riuscita a smuovere».

Su Prima Chivasso leggi “«Alessandra, adesso vola leggera in cielo»”

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