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Gattinara, pazienti in coda al freddo per i prelievi: «Una sofferenza inutile»

La protesta di un cittadino per l’apertura dell’ospedale alle 7.45. Anziani e persone con difficoltà motorie costretti ad attendere all’esterno.

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Code all’aperto, al freddo e spesso in piedi prima di poter entrare in ospedale. È la situazione denunciata da Roberto Valzer, cittadino di Gattinara, per gli utenti che ogni mattina si presentano al presidio sanitario San Giovanni Battista per effettuare i prelievi del sangue. L’ingresso alla struttura viene aperto soltanto alle 7.45, un quarto d’ora prima dell’inizio del servizio, costringendo chi arriva in anticipo ad attendere all’esterno.

Un problema che, con l’arrivo della stagione fredda, rischia di diventare ancora più pesante per gli utenti. A subirne maggiormente le conseguenze sono anziani e persone con difficoltà motorie, che devono rimanere in piedi davanti all’ingresso prima di poter accedere alla sala d’aspetto. Valzer ha deciso di rendere pubblica la situazione per chiedere un intervento che restituisca condizioni di attesa più dignitose ai pazienti.

«Prima del Covid si poteva entrare già alle 7»

Secondo quanto racconta Valzer, le attuali modalità di accesso risalgono alle restrizioni introdotte durante la pandemia. «Prima della pandemia alle 7 del mattino si poteva già accedere alla sala d’aspetto, in attesa che si attivasse il totem per i numeri di prenotazione». Con l’emergenza sanitaria, invece, l’orario di apertura sarebbe stato posticipato alle 7.45, una disposizione che, a distanza di sei anni dall’inizio del Covid, continua a essere applicata.

«Nel frattempo le persone sono costrette a rimanere in fila in piedi all’esterno, finché un dipendente non apre l’ingresso principale. È una situazione che si ripete ogni singolo giorno e che va portata all’attenzione pubblica per sollecitare una soluzione». La richiesta è di poter tornare alle modalità precedenti alla pandemia, consentendo ai pazienti di attendere all’interno dell’edificio anziché davanti alle porte chiuse.
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Una sala d’aspetto disponibile, ma i pazienti restano all’esterno

Uno degli aspetti che Valzer fatica a comprendere riguarda proprio la presenza di una sala d’aspetto attrezzata per accogliere le persone. «La sala d’aspetto è un locale ampio, dotato di numerose sedute e progettato appositamente per ospitare l’utenza», sottolinea. Uno spazio che potrebbe evitare ai pazienti l’attesa in piedi, soprattutto nelle mattinate caratterizzate da basse temperature o condizioni meteorologiche sfavorevoli.

«Non si comprende perché non si possa tornare alle vecchie modalità, consentendo l’accesso almeno un’ora prima». Il problema riguarda anche chi deve conciliare gli esami con gli impegni lavorativi e ha quindi necessità di presentarsi presto. Per le persone più fragili, invece, l’attesa all’aperto può trasformarsi in un disagio particolarmente pesante, al quale si aggiunge la necessità di raggiungere rapidamente il distributore dei numeri una volta aperte le porte.

La corsa al totem e il problema dei due ingressi

Valzer segnala anche un’altra criticità legata all’organizzazione degli accessi. In passato, racconta, l’apertura contemporanea delle due porte dell’ospedale provocava tensioni tra i pazienti. Si formavano due file separate che finivano per convergere verso il totem, senza che venisse necessariamente rispettato l’ordine di arrivo. Una situazione che aveva generato proteste e discussioni tra le persone in attesa.

«All’apertura si formavano due file distinte e si scatenava la corsa al totem senza rispettare l’ordine di arrivo». Dopo una sua segnalazione, spiega Valzer, era stata modificata la procedura, prevedendo l’apertura iniziale della porta principale e soltanto successivamente di quella laterale, vicina ai parcheggi. Un accorgimento che avrebbe contribuito a rendere più ordinato l’accesso, ma che non risolve il problema dell’attesa all’esterno.

«Chi ha problemi di salute merita rispetto»

Il cittadino si interroga anche sulle responsabilità della decisione di mantenere chiusi gli ingressi fino alle 7.45. A suo parere potrebbe trattarsi di una scelta organizzativa interna al presidio, piuttosto che di una disposizione dei vertici dell’Asl di Vercelli. Un’ipotesi che al momento non trova conferme ufficiali, anche perché, osserva Valzer, per un normale cittadino è difficile accedere alle disposizioni che regolano il funzionamento del servizio.

La richiesta è dunque quella di ricevere spiegazioni e, soprattutto, di trovare una soluzione. «Chiediamo venga spiegato perché non si possa attendere in un luogo caldo e asciutto». E conclude: «La mia non è una polemica sterile, ma una richiesta di civiltà. Chi si rivolge a una struttura sanitaria ha già un problema di salute e merita di essere trattato con il rispetto e la considerazione dovuti». Un appello affinché le esigenze dei pazienti tornino al centro dell’organizzazione del servizio prelievi.

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