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Nuova doccia fredda sulla Sanac: deserta la quinta asta

Nonostante l’azienda sia ripartita il gruppo Sanac non si riesce a vendere.

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Nuova doccia fredda sulla Sanac: deserta la quinta asta. Ancora apprensione a Gattinara: per fortuna si lavora grazie agli ordini di Acciaierie d’Italia.

Nuova doccia fredda sulla Sanac: deserta la quinta asta

La speranza ha lasciato spazio presto alla delusione alla Sanac di Gattinara. In pochi mesi si è passati dalla gioia per  l’offerta di acquisto arrivata dal gruppo Beltrame poi naufragata  al quinto bando andato deserto. Si sta muovendo anche la Regione. L’assessore Elena Chiorino nei giorni scorsi è stata  al Ministero del Lavoro per un incontro su Acciaierie Italia (ex Ilva) dove si è discusso dell’esame congiunto per il ricorso al trattamento di integrazione salariale, in attesa del tavolo con le parti sindacali convocato a Novi Ligure la prossima settimana.

La scadenza era fissata al primo luglio, alle stesse condizioni e parametri di quelli precedenti. Sembrava un’impresa possibile, dopo la precedente trattativa con il Gruppo Beltrame, soprattutto considerate la nuova situazione del gruppo, ritornato nel giro degli ordini di Acciaierie d’Italia dopo il commissariamento da parte del Governo che ha estromesso Arcelor Mittal.

Ordini in pancia, stabilimenti operativi quasi al 100 per cento e cassa integrazione in parte rientrata. E invece nulla di fatto: non sono state presentate offerte sul tavolo del notaio di Roma chiamato a seguire la trattativa.

Non sono giunte proposte da parte di soggetti interessati a rilevare il gruppo.

Una situazione che preoccupa non poco i sindacati. Nonostante l’azienda sia ripartita grazie alla commessa da 12mila tonnellate (che da sola è pari al 50 per cento dell’intera produzione dello scorso anno) il gruppo Sanac non trova un acquirente. Ora occorrerà capire cosa se ne vorrà fare. Il ministero si è già esposto sbloccando gli ordini a favore del sito di Taranto di Acciaierie d’Italia, ma questo non basta.

Far tornare Sanac nell’orbita dell’ex Ilva

Spiegano i sindacati: «Senza un acquirente interessato o senza una strategia chiara da parte del Ministero, il futuro resta nebuloso. Dovremo aspettarci altri bandi di gara destinati ad andare a vuoto? E’ come ne ‘Il deserto dei tartari’, aspettiamo qualcuno che non arriva mai».

Per i sindacati  la soluzione è «far tornare Sanac nell’orbita dell’ex Ilva, così come era fino a dieci anni fa, quando è stata ‘estratta’ dal gruppo con l’intenzione di venderla. Quella che doveva essere la soluzione per salvare l’azienda, in realtà ha segnato l’inizio del suo tracollo. Senza gli ordini dell’ex Ilva, infatti, i quattro stabilimenti di Sanac non hanno la forza di produrre i volumi necessari per restare in piedi».

Ruolo fondamentale nella filiera dell’acciaio

I sindacati a livello nazionale sono pronti a chiedere «un incontro per avere delucidazioni sul futuro del gruppo, che prima di tutto è un gruppo italiano e poi (occupandosi di refrattari) ha un ruolo fondamentale nella filiera dell’acciaio. Se si vuole anche rilanciare il sito di Taranto, occorrerà affiliargli Sanac. Il gruppo senza Taranto non può sopravvivere». Le sigle sindacali a livello nazionale hanno richiesto la riapertura del tavolo di crisi al Ministero delle imprese e del Made in Italy.

Ora Sanac sta lavorando, piano straordinario di assunzioni

Grazie agli ordini sbloccati da Acciaierie d’Italia ora Sanac sta comunque lavorando. Ci sono gli ordini. Per questo una delle richieste che i sindacati faranno  ai commissari sarà quella di aprire un piano straordinario di assunzioni per far fronte alla ripresa delle commesse”. Ordini che arrivano da Taranto, certo, ma anche da altri clienti in Italia e nel mondo, grazie all’ufficio commerciale.

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1 Commento

1 Commento

  1. Ardmando

    11 Luglio 2024 at 16:48

    Perchè venderla se adesso ha ripreso a funzionare e pianifica assunzioni? Ma in Italia agli imprenditori italiani fa schifo fare impresa? Come tutti i dementi che vendono aziende italiane agli stranieri. E’ proprio vero che la maggior parte degli imprenditori di oggi sono interessati solo a racimolare denaro invece di curare la propria azienda, inclusi lavoratori e indotto. Meglio arraffare il malloppo, vendere a stranieri privi di scrupoli (che poi chiudono tutto qui e spostano all’estero) e tanti saluti.

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