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Ghemme ricorda Franca Urani, l’anima del ricetto che ha insegnato ad amare la storia
La comunità ha reso omaggio a una donna che ha dedicato la vita alla cultura, alle tradizioni e alla valorizzazione del paese.
La comunità di Ghemme ha dato nei giorni scorsi l’ultimo saluto a Franca Urani, scomparsa dopo una lunga malattia affrontata con forza e serenità. Aveva 78 anni ed era una figura profondamente conosciuta e stimata, capace di lasciare un segno indelebile nella vita culturale e associativa del paese.
Per tutti era semplicemente Franca, anche se all’anagrafe si chiamava Gianfranca. Commercialista di professione, ha dedicato gran parte della sua vita al volontariato, mettendo competenza, passione e tempo al servizio della valorizzazione del patrimonio storico di Ghemme. Fino a quando la salute glielo ha consentito ha continuato a progettare iniziative e a immaginare nuove occasioni per raccontare il suo paese.
Il ricetto, il castello e una passione senza confini
Abitava nel ricetto, il castello medievale di Ghemme, un luogo che conosceva in ogni dettaglio e che amava raccontare a chiunque vi si avvicinasse, anche solo per una visita occasionale. Era la voce del video dedicato al borgo storico, capace di accompagnare immagini suggestive con spiegazioni ricche di storia e curiosità.
Nel 2012 fu tra i fondatori dell’associazione “Noi del Castello”, della quale divenne la prima presidente. Il sodalizio ha voluto ricordarla con un messaggio commosso sui social, definendola un punto di riferimento per la dedizione e lo straordinario spirito di volontariato che ha sempre dimostrato nell’organizzazione di eventi dedicati alla promozione del castello e delle sue tradizioni.
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L’impegno per San Rocco e la memoria della comunità
Grande fu anche il suo contributo per far conoscere la chiesetta di San Rocco, situata nelle vicinanze del ricetto. Proprio lì è stato recitato il rosario prima del funerale. Tra le iniziative che più le stavano a cuore vi era anche la realizzazione delle “bannières”, ricamate dalle donne del paese e custodite nella chiesetta, simbolo della comunità cluniacense che lega diversi territori della zona all’eredità dei monaci provenienti dall’abbazia di Cluny.
Franca Urani è stata inoltre guida dell’ufficio turistico, offrendo gratuitamente il proprio tempo e la propria competenza al Comune. Attraverso i social e durante l’ultimo consiglio comunale, il sindaco Mirko Barbavara ha ricordato «la presenza preziosa e insostituibile», sottolineando il contributo offerto anche alla biblioteca e il sorriso con cui accoglieva chiunque incontrasse.
Un’eredità che continuerà a vivere
Il ricordo di Franca Urani resta affidato soprattutto alle persone che hanno condiviso con lei progetti, iniziative e momenti di crescita per la comunità. Tra queste c’è Piero Rossi, che ne ha voluto ricordare l’immenso patrimonio umano e culturale: «Abbiamo perso una persona di grande cultura e conoscenza, che ci ha introdotti nel mondo cluniacense e, con impegno costante, ci ha permesso di essere quelli che siamo. Penso che tutto ciò che tanti come me hanno vissuto insieme a lei valga più di ogni parola che si possa dire o scrivere».
Parole che raccontano il valore di una donna che ha trasformato l’amore per il proprio paese in un impegno quotidiano, lasciando un’eredità fatta di cultura, memoria e volontariato. Un patrimonio che continuerà a vivere nelle pietre del ricetto, nelle iniziative che ha contribuito a creare e nel ricordo riconoscente di un’intera comunità.
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