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Calcio-delirio: il pubblico entra solo se la gara è amichevole

Il sistema di regole contro il Covid si rivela particolarmente complesso per il mondo del pallone.

Calcio-delirio

Calcio-delirio: le norme contro il Covid si rivelano particolarmente intricate per il mondo del pallone.

Calcio-delirio, il pubblico

Lo sport sta incontrando qualche difficoltà a riprendere, a partire dalla comprensione dell’intricato sistema di regole anti-Covid. Per il calcio dilettantistico è stato un fine settimana di caos assoluto. E nuovamente senza pubblico in tribuna, ma solo per le partite di Coppa e campionato, visto che per le amichevoli (forse il covid non circola nelle gare dove non ci sono punti in palio?) le società hanno potuto far entrare i tifosi. Come non bastassero le regole complesse da osservare per garantire lo svolgimento delle partite (dalla sanificazione degli spogliatoi, al registro presenze, alla misurazione della febbre, alle docce contingentate), venerdì a complicare ulteriormente le cose sono arrivati i chiarimenti della Figc a proposito del protocollo per la ripartenza delle attività.

Porte aperte e chiuse

Alla voce “presenza del pubblico” ecco l’amara sorpresa, che ha scatenato la reazione delle piccole società: «Al momento (fino a tutto il 7 ottobre 2020) la partecipazione del pubblico è consentita, su tutto il territorio nazionale, nel rispetto delle disposizioni previste dal Dpcm del 7 agosto 2020 e successive proroghe per i soli “singoli eventi sportivi di minore entità” (singole gare o tornei amichevoli). E’ da intendersi, al momento, esclusa la partecipazione di pubblico alle partite delle competizioni ufficiali riconosciute di interesse nazionale e regionale dalla Federazione (campionati ufficiali che prevedono uno sviluppo continuativo su più giornate)». Una norma che lascia poco spazio all’interpretazione e che ha generato situazioni paradossali: tifosi regolarmente sugli spalti dello stadio di Borgosesia sabato per assistere all’allenamento congiunto dei granata contro il Sestri Levante, porte chiuse il giorno dopo nello stesso impianto per la gara di Coppa tra Valduggia e Cossato (che domenica 13 in terra biellese era stata invece giocata alla presenza del pubblico).

Le piccole società

In Piemonte, così come in altre parte d’Italia, c’è stata un’autentica levata di scudi dei presidenti, che hanno inondato di chiamate il “numero uno” del comitato regionale della Lega dilettanti Christian Mossino. Quest’ultimo ha cercato fino all’ultimo di riaprire le porte degli stadi, coinvolgendo il presidente della Regione Alberto Cirio. Sabato sera sembrava che la “fumata bianca” fosse vicina, soprattutto dopo le dichiarazioni del ministro Spadafora (stadi aperti fino a mille persone), ma poi il nuovo dietro-front. La riapertura degli impianti preannunciata dal numero uno del dicastero dello sport riguarda di fatto soltanto lo sport professionistico (vedi serie A e internazionali di tennis di Roma). Impossibile per le piccole società, infatti, garantire il posto prenotato in campi sportivi in cui posti numerati non ci sono proprio.

Le certificazioni

L’auspicio di tutti è che il divieto di accesso al pubblico possa essere sospeso già nei prossimi giorni e non dall’8 ottobre. Domenica 27, infatti, ripartono i campionati dalla serie D alla Prima categoria, il 4 ottobre quelli di Seconda e Terza categoria e quelli delle giovanili. Giocare senza pubblico per tante società sarebbe un’autentica mazzata. E anche chi allo stadio è riuscito ad andarci, come i tifosi che hanno assistito all’allenamento congiunto tra Borgosesia e Sestri Levante, ha potuto farlo soltanto dopo aver compilato un’autocertificazione che la società del presidente Michele Pizzi ha messo a disposizione sulla propria pagina Facebook. Gli spettatori hanno dovuto dichiarare per iscritto, oltre che di non aver avuto contatti con casi di covid-19, anche di non aver tossito e di non essere stati stanchi negli ultimi 14 giorni…

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