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Francesco Surace: venti volte su e giù dal Camparient, come fare l’Everest

Nuova impresa dell’atleta borgosesiano: 15 ore di salite e discese, certificate dai dispositivi omologati.

Francesco Surace: venti volte su e giù dal Trogo dal Camparient. È come fare l’Everest.

Francesco Surace: venti volte su e giù dal Camparient

Nuova impresa dell’atleta borgosesiano Francesco Surace a Mera. Lo scorso sabato, 6 marzo, si è cimentato in una prova di Everesting, percorrendo oltre 9mila metri di dislivello con gli sci da alpinismo in poco più di 15 ore. Surace ha dunque “trasformato” Mera nell’Everest e, nonostante il maltempo, ce l’ha fatta. 15 ore di salite e discese, certificate dai dispositivi omologati.

Una prova di allenamento intenso

«La pandemia da un anno ormai ci impedisce di fare competizioni in presenza – spiega l’atleta –. Ho quindi voluto mettermi alla prova con attività che richiedono allenamento intenso, oltre a grande motivazione e concentrazione. L’Everesting mi è sembrata un’ottima sfida con me stesso. Il tratto che ho scelto, dal Trogo alla cima del Camparient, è di poco più di 450 metri. L’ho percorso 20 volte (per un totale di 9001 metri) ed è stata una grande prova sia per le mie gambe che per la mia mente. Sono orgoglioso di poter dire che ce l’ho fatta».

Vittoria dedicata agli operatori di montagna

Il percorso della sfida di Francesco ha coinciso con la pista da sci del Camparient, messa a disposizione da Monterosa 2000 Spa per tutte le ore necessarie al completamento della sfida. L’atleta ha voluto dedicare questa sua impresa a tutti gli operatori della montagna, che da un anno ormai stanno soffrendo gli effetti economici della pandemia.

Continua Surace: «La mia salita, che ha richiesto grande resistenza mentale oltre che fisica, è la perfetta metafora di quel che sta vivendo la montagna in questo periodo. Con gli impianti chiusi e gli alberghi vuoti, con la gente che deve resistere nonostante tutto e avere la forza di andare avanti. Auguro a tutti che lo sforzo di resilienza venga ripagato e che la montagna torni a vivere quanto prima, in tutte le sue sfaccettature».

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