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Comprano casa ad Alagna, ma è una truffa

In tribunale a Verbania è arrivata una condanna a due anni per una donna residente a Torino.

Comprano casa ad Alagna, ma è una truffa.  Con 60mila euro riescono ad acquistare una casa delle vacanze ad Alagna. O almeno così pensava una coppia di coniugi di Arona che si è trovata in mezzo a un truffa.

Comprano casa ad Alagna, ma è una truffa

Dopo aver versato all’intermediario 26mila euro di caparra però non avevano ricevuto più alcuna documentazione. Alla fine scoprono che l’immobile all’asta era stato assegnato, ma non a loro. E così scatta la denuncia per truffa nei confronti della procuratrice, una donna di Torino. Il tribunale di Verbania nelle scorse settimane ha emesso una sentenza di condanna a due anni di reclusione, 600 euro di multa e 30mila euro di risarcimento provvisionale.

L’occasione all’asta

I fatti risalgono alla primavera del 2017. Una coppia residente ad Arona, che si è costituita parte civile sperando di recuperare l’acconto versato, dopo aver valutato alcune proposte, aveva individuato una casa ad Alagna quale luogo adatto per le loro vacanze estive e invernali. Era un ottimo investimento, l’immobile era all’asta e il prezzo rispetto al valore iniziarle era calato. La coppia aveva deciso di rivolgersi a una procuratrice esperta nel settore immobiliare. L’intento era chiaro: comprare la casa dei sogni a un prezzo conveniente. La donna avrebbe preparato la pratica per presentare l’offerta, quindi contatta la coppia confermando che l’asta era andata a buon fine e la casa era loro per 60mila euro. A questo punto si era fatta consegnare una caparra di 20mila euro, e in aggiunta altri 6500 euro per le prime spese sostenute per la sua consulenza.

La truffa in agguato

Ma stando al capo di imputazione. Una volta presi i soldi, però, la procuratrice era venuta meno agli accordi e mai aveva inviato alla malcapitata coppia i documenti relativi alla compera. Infine, soltanto dopo diverse richieste inevase, era emersa l’amara verità. Ad aggiudicarsi quella casa in Valsesia erano state altre persone. I due aronesi vittime della truffa avevano perciò sporto denuncia, scoprendo che l’imputata aveva già messo in atto almeno un’altra situazione simile. Pare che per scusarsi abbia fatto sapere che si trovava in difficoltà e che avrebbe ridato i soldi sottratti. Ma non è bastato a giustificare il gesto.

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