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Aperti ma gli incassi non ci sono: parlano i baristi di Gattinara | LE FOTO

«Qualche caffè lo facciamo, ma principalmente siamo qui a passare il tempo».

Aperti ma gli incassi non ci sono: «Si lavora tanto per non restare a casa».

Aperti ma gli incassi non ci sono: parlano i baristi

La consegna a domicilio e l’asporto, in questo periodo di “zona rossa” imposta dall’ultimo Dpcm, è l’unico modo per consentire ai bar (così come a ristoranti e pizzerie), di restare aperti. Sono numerose le attività di Gattinara, in cui non è però possibile accomodarsi e gustarsi la propria consumazione al tavolino o al bancone. Si ordina, si ritira la consumazione in un contenitore monouso e ci si allontana.

Si lavora tanto per non restare a casa

Al Bar Moderno c’è chi passa per un caffè al volo e ordina qualche colazione, con cappuccio e cornetto. «Diamo un servizio – dice il titolare Alessandro Fanetti – giusto per non restare a casa a fare niente. La voglia di caffè da parte dei clienti c’è sempre, ma se dovessimo stare a guardare il guadagno effettivo, allora bisognerebbe lasciare perdere. Lo si fa per tenere in movimento tutto il sistema, per andare avanti e tornare meglio di prima».

Aperti mezza giornata

Al Nuovo Caffè Firenze, oltre alle colazioni, si lavora anche per i pranzi d’asporto, dato che alcune aziende hanno la convenzione. Ma «il lavoro – dice Monia Turla – è di un quarto rispetto a quello di prima. In settimana c’è movimento, nel weekend molto meno, mentre nel primo lockdown si usciva di più anche nel weekend, forse perché era piacevole stare all’aperto. Noi siamo aperti mezza giornata e, come nel primo lockdown, stiamo lavorando per aprire la parte di ristorazione, così come si sta lavorando in piazza, per preparare una bella primavera».

Più nessun cliente a colazione

Anche il Derby caffè aspetta i suoi clienti con il servizio da asporto. «Qualche caffè lo facciamo – dice Marcello Dappiano – ma principalmente siamo qui a passare il tempo. In molti hanno voglia di fare colazione al bar, ma ora è scomodo e quindi qualcuno rinuncia. Dovendo stare a casa, molti non escono».

Un sostegno vicendevole

Anche all’Escobar «si lavora poco – racconta la titolare Licia La Monica – ma io ci tengo a dare un servizio ai miei clienti. E poi è importante anche per me, per non restare a casa e tenermi impegnata. Oltre alle colazioni, che sono la consumazione principale, qualcuno di passaggio mi chiede qualche panino o un pranzo da asporto. I clienti affezionati passano a trovarmi perché sentono che il loro bar è qui che li aspetta. Insomma, ci sosteniamo a vicenda in questo momento difficile».

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