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Aprire ma come? Ristoranti dell’alta Valsesia nel labirinto della “fase 2”

Silvia Costa (presidente del Consorzio Monterosa Valsesia) fa il punto della situazione: «Abbiamo voglia di aprire, ma siamo anche cauti»

Aprire ma come? Ristoranti dell’alta Valsesia nel labirinto della “fase 2”.  C’è voglia (e necessità) di ripartire in Valsesia tuttavia tra gli operatori prevale la prudenza, tanto che la maggior parte ha già messo in conto di riprendere non prima della seconda settimana di giugno.

Aprire ma come? Ristoranti dell’alta Valsesia nel labirinto della “fase 2”

Il panorama è ancora confuso a livello normativo, ma se dovessero essere applicate tutte le disposizioni ventilate in questi giorni, andare al ristorante si rivelerà un’impresa complicata, non solo per gli avventori. «C’è molta confusione – conferma Silvia Costa, presidente del Consorzio Monterosa Valsesia e titolare dell’hotel-ristorante “Montagna di luce” ad Alagna -. E così qualcuno è molto cauto, altri invece spingono per riaprire il prima possibile. Al momento le direttive, su spazi, dispositivi, modalità, non sono ancora precise, difficile quindi fare una previsione. Anche se i termini per la riapertura si avvicinassero, sono comunque necessari tempi tecnici per adeguarsi. Personalmente riaprirò il 6 giugno ed entro il 10, 12 del mese prossimo comunque dovrebbero ripartire tutti».

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Tanti dubbi sulle modalità

Costa, come i colleghi, ha molti dubbi su come potrebbe essere gestita la clientela in modalità emergenza: «Non si capisce come sarà possibile accogliere allo stesso tavolo gruppi di più persone, che non siano membri della stessa famiglia». Tra le ipotesi, l’obbligatorietà di divisori in plexiglass tra gli avventori, tranne che per i nuclei familiari. «E un gruppo persone non imparentate? Cosa facciamo, li mettiamo ognuno in un tavolo diverso? Sicuramente verranno dimezzati i posti in sala; per questo si pensava di organizzare pranzi e cene su doppi turni».

Perdite economiche enormi

Certo è che il settore in Valsesia, come ovunque in Italia, ha subito una batosta. «Le perdite sono state molto alte per tutti – prosegue Costa -. Marzo e aprile sono mesi di lavoro; quest’anno poi, ironia della sorte, c’era ancora molta neve in quota e il tempo era bello. Solo noi, nel nostro piccolo, con un albergo di otto stanze e un ristorante, abbiamo perso qualcosa come 100mila euro di incassi. Lascio immaginare la cifra totale».

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