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Banda Coggiola compie 90 anni e ricorda la “fusione” del 1929

La “Giuseppe Verdi” nacque dall’unione di due formazioni: Villa e Zuccaro-Formantero. Numerosi gli aneddoti: dal rifiuto di suonare la marcia reale alla denominazione di banda “rossa”.

Banda Coggiola compie 90 anni e festeggia con un concerto in chiesa: l’appuntamento è in calendario per domenica.

Banda Coggiola compie 90 anni

Un momento di festa per celebrare i 90 anni di fondazione. Il corpo musicale Giuseppe Verdi, in collaborazione con il Comune di Coggiola, organizza il “Concerto di Natale”. L’appuntamento è in calendario per domenica 22 dicembre alle 21 nella chiesa parrocchiale di San Giorgio. «È questo del concerto di Natale – spiega il presidente Tiziano Bozio Madè – un appuntamento ormai solido in paese, e probabilmente nella valle, per il quale si porge invito agli appassionati della musica di non mancare».

Musica e aneddoti

Il concerto darà modo di ascoltare vari pezzi tratti dal vasto repertorio della banda, diretta da Andrea Vaudano. Proprio per evidenziare questa storia lunga novant’anni i brani proposti saranno intervallati da aneddoti e pillole di storia raccolti da Bozio Madè. «Fu nel 1929 – racconta Bozio Madè – che per l’opera fattiva dell’industriale Ulisse Lesna si unificarono le due bande del paese, a formare l’attuale “Giuseppe Verdi”. Ci sono tanti aneddoti – accenna Bozio Madè –: ad esempio nel 1884 la banda di Zuccaro–Formantero fece un servizio a Sostegno. Gli venne richiesta la marcia reale, che era l’inno nazionale di allora. Ma il maestro e i musici si rifiutarono di suonarla e intonarono invece la Marsigliese e l’inno di Garibaldi. Non si sa il perché di questa decisione, ma sono stati ritrovati degli scritti dove si evidenzia questo fatto. Un altro episodio riguarda invece la banda della Villa che era chiamata la “rossa” per una evidente connotazione politica. Negli anni Venti cessò la sua attività visto l’avvento del fascismo. In quel periodo fu fatto chiudere anche il Circolo della Villa “Garibaldi” dalle autorità di allora».

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