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Galleria Frascotti così è un obbrobrio | La lettera

Le osservazioni di un borgosesiano

Galleria Frascotti, «un appello a chi di dovere, anche con la collaborazione di persone benestanti che abbiano a cuore i bei ricordi di una Borgosesia a dimensione umana»

Galleria Frascotti, lettera al giornale

Riceviamo e pubblichiamo alcune osservazioni di un borgosesiano su questioni storico-estetiche del centro cittadino

«Ogni tanto osservo il centro cittadino di Borgosesia, e da opinionista scrivo alcune considerazioni per esprimere il mio parere su alcuni interventi che, fatti dall’amministrazione comunale o chi per essa, riterrei opportuni per migliorare l’aspetto estetico della città. Ultimamente mi sono soffermato a osservare la parte di edificio che sovrasta la rinnovata galleria Frascotti, dalla parte di piazza Martiri di fianco alla chiesa parrocchiale, dove è rimasto un pezzo di costruzione (come si può notare nel quadro affisso sotto la galleria) con portici risalenti a un po’ di tempo fa, in cui i vetri delle finestre e quant’altro non esistono più. Così come l’altra facciata dell’edificio in via Roma, rimasta dopo la costruzione del condominio Casabella, che si trova sul lato opposto. Ebbene, ciò che è rimasto, anche se non di proprietà del Comune, è a mio parere un obbrobrio che potrebbe invece essere conservato per la visione esterna. Inoltre, nella parte di muro scuro che fa da confine alla struttura, potrebbe essere dipinto un murales per abbellirne la visione. Siccome per molti edifici storici esistono soltanto delle fotografie o dei quadri (come quello sotto la galleria Frascotti, che fra l’altro non ha più la descrizione a fianco, e credo sia stata asportata), bisognerebbe fare in modo di conservarli, specie se si trovano nel centro della città, visto che molti edifici non esistono più. Questo per ricordare la storia delle nostre tradizioni, che io ho potuto notare nella ristrutturazione dell’edificio in via Monte Rosa di fronte all’ingresso del municipio per accedere alla sala consiliare, oppure sempre nella stessa via in quella costruzione che in passato ospitava la trattoria Monferrato (dove, se non vado errato, sotto c’era una cantina molto fresca e dai muri spessi che probabilmente in passato serviva a refrigerare il cibo e a essere luogo ideale per conservare il vino). Ebbene, farei un appello a chi di dovere, anche con la collaborazione di persone benestanti che abbiano a cuore i bei ricordi di questa cittadina a dimensione umana, affinchè questo pezzo storico sia, almeno nella sua parte esterna dato che si trova in centro città, visibile a tutti in modo accettabile».

Carlo Schepis

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