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Grignasco “salva” la tradizione degli scapin grazie al lavoro di Gabriella

Grossi seguì un corso nel 1999 a Varallo tenuto da Marcello Moscatelli. Per realizzare la tradizionale calzatura ci vogliono tanta dedizione e pazienza.

Grignasco “salva” la tradizione degli scapin: per Gabriella Grossi una passione nata una ventina d’anni fa.

Grignasco “salva” la tradizione degli scapin

Con la sua passione contribuisce a conservare la tradizione valsesiana: Gabriella Grossi, originaria del milanese ma ormai da decenni grignaschese doc, è particolarmente legata al territorio tanto che da una ventina d’anni realizza a mano scapin su misura per la sua famiglia. Tutto è cominciato pressoché per gioco.

Un corso a Varallo nel 1999

«Seguii un corso nel 1999 a Varallo tenuto da Marcello Moscatelli e cominciai a realizzare gli scapin – spiega la grignaschese -, ovviamente per una produzione domestica. Nel corso degli anni ho continuato a coltivare questo bel passatempo».
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Procedimento che richiede pazienza

Non è semplice realizzare la particolare pantofola valsesiana. «Ci vuole un po’ di esperienza e tanta pazienza – prosegue Grossi -. Si parte dal taglio della suola, si imbastisce il tessuto necessario per la creazione, si predispone la corda per la trapuntatura della suola e quindi si passa alla tomaia. Infine si assembla il tutto Importante è l’uso della pece per le corde impiegate per tenere insieme tutta la calzatura. Se si prendono sotto gamba i procedimenti si rischia anche di bruciarsi».

Produzione a km zero

«La mia è una passione che porto avanti così per mio diletto – evidenzia la grignaschese -. In passato si prendevano stoffe o vecchi giacconi che non si usavano per la produzione degli scapin. Ora mi rifornisco di tessuto in negozi della zona e poi faccio tutto a mano per me e la mia famiglia. Solitamente scelgo colori più brillanti per le calzature femminili e più scure per quelle maschili, però tutto può anche cambiare in base alla moda del momento».

Molte ore di lavoro

Realizzare un paio di scapin richiede parecchie ore. «Non ho mai calcolato con esattezza quanto tempo impiego, penso tra le 24 e 30 – sottolinea la grignaschese –. Ci tengo molto a questo passatempo perché creando queste calzature contribuisco a portare avanti la tradizione di una terra a cui sono particolarmente legata».

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E in questo periodo in cui il tempo che si trascorre a casa è parecchio, sono innumerevoli i calzari creati. «Questi prodotti fatti a mano durano tra i 2 e i 3 anni, quindi davvero molto – conclude la grignaschese -. Non so con esattezza quanti scapin ho realizzato finora. Non riesco molto a tenere il conto, posso dire però che tutte le volte che inizio a imbastire un nuovo paio di scapin mi diverto molto e non vedo l’ora di vedere il risultato finale».

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