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Mercatone Uno: sono senza soldi per curarmi e far studiare mio figlio

Una dipendente romagnanese di Shernon Holding racconta il suo calvario, iniziato nel 2015 con il crac del colosso dei mobili.

Mercatone Uno: «Non voglio il reddito di cittadinanza, rivoglio un lavoro, la mia dignità e un futuro per mio figlio».

Mercatone Uno: la denuncia di una mamma disoccupata

Stefania Rosa, 49 anni, è una mamma single di Romagnano e una delle lavoratrici del punto vendita di via Novara rimaste senza reddito dal 23 maggio, cioè dal giorno in cui il tribunale di Milano ha dichiarato fallita Shernon Holding. I dipendenti hanno saputo del fallimento nella notte tra il 24 e il 25 maggio su Facebook e WhatsApp mentre, nei punti vendita riaperti, i lavoratori hanno trovato la serranda abbassata.

Senza soldi per le cure

«Viviamo io e mio figlio, che ora ha 16 anni, con un reddito di 10mila euro all’anno lordi. Per questo non ho diritto ad accedere gratuitamente ai corsi per la riqualificazione professionale. Due anni fa ho dovuto essere ricoverata all’ospedale; per il mio reddito non mi spettava l’esenzione dal ticket. Se non ci fosse stata mia mamma, che ha speso centinaia di euro, non potevo nemmeno curarmi. Non posso permettermi di mandare all’università mio figlio. Non posso fare nulla, neanche le cose che dovrebbero essere garantite. Quando mio figlio aveva 12 anni mi vedeva piangere tutte le notti. Mi diceva: «Mamma appena finisco la scuola vado a lavorare io». Hanno privato me della dignità e mio figlio della sua infanzia. Avere 50 anni e non avere più nulla è terribile, devastante. Alla fine si stringono i denti e si va avanti, ma quanto è difficile»

La situazione dell’azienda

Mercatone Uno torna in amministrazione straordinaria, e i lavoratori, tra cui i 20 dipendenti del negozio di Romagnano, tirano un sospiro di sollievo. Il provvedimento infatti è fondamentale per far ripartire la cassa integrazione straordinaria. Di fatto Mercatone avrebbe dovuto tornare nelle mani di Stefano Coen, Ermanno Sgaravato e Vincenzo Tassinari, i commissari nominati dal governo, al timone dall’aprile 2015. I tre amministratori però si sono fatti da parte, consegnando al ministero dello Sviluppo economico l’istanza per la proroga del programma di cessione e rassegnando le dimissioni. Si parla di un nuovo bando di gara a breve per vendere i complessi aziendali, mentre il Mise dovrà indicare i nuovi commissari.

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