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Oratorio Borgosesia missionario in Kenya

Gli animatori hanno visitato una comunità dedicata ai bambini di strada: «Abbiamo ricevuto vita».

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Oratorio Borgosesia: l’esperienza dei ragazzi nella Koinonìa di padre “Kizito”, a Nairobi.

Oratorio Borgosesia in Kenya

Due settimane in Kenya, alla scoperta di una realtà completamente diversa da quella quotidiana locale. Sono tornati da oltre un mese ed è arrivato il momento per gli animatori dell’oratorio di Borgosesia di raccontare la loro esperienza missionaria. In occasione dei festeggiamenti per i 50 anni di sacerdozio del parroco don Ezio Caretti, sabato sera i ragazzi hanno presentato alla comunità le loro due settimane a Nairobi. Nonostante gli incontri di formazione che hanno preceduto la loro partenza, i giovani sono partiti consapevoli di avere un tempo troppo ridotto per poter cambiare le cose, ma affamati di conoscere e attraversare una cultura completamente diversa.

Padre Kizito

«Siamo stati a Nairobi dal 3 al 19 agosto – ha introdotto don Massimiliano Cristiano -, eravamo in 16. Non abbiamo dato vita, in realtà l’abbiamo ricevuta. Non è stato semplice, ma quello stile di vita nuovo, già da questa sera vogliamo condividerla con voi». Nairobi conta circa 4 milioni e mezzo di abitanti, di cui 3 milioni nelle baraccopoli e un milione e mezzo nelle “case normali”. Si ritiene che i bambini di strada siano intorno ai 100mila. E’ in questa drammatica situazione che il padre comboniano Renato Sesana, chiamato dalla gente del posto “Kizito”, ha fondato Koinonìa, una comunità che ospita appunto i bambini di strada. Nairobi è una capitale moderna, specchio di uno stato altrettanto giovane e in via di sviluppo, eppure a soli 5 chilometri dal centro c’è Kibera, la baraccopoli più grande dell’Africa e la terza più grande del mondo. In due settimane i ragazzi hanno potuto conoscere bene la complessa organizzazione della comunità di padre Kizito, in particolare la sede di Tone la Maji.

L’importanza dei bambini

«Gli educatori investono molto sul progetto rieducativo dei bambini – raccontano gli animatori -, che prevede un recupero della loro autostima e un recupero della fiducia nell’adulto. In questi centri è fondamentale l’istruzione, ma anche la formazione religiosa, l’attività sportiva, l’attività domestica e l’educazione sessuale, soprattutto per la prevenzione dell’Aids, che è una malattia ancora molto presente. Una cosa sconvolgente che ci siamo portati a casa è il modo in cui padre Kizito, ma anche tutti gli educatori, guardavano i bambini, quei piccoli che hanno delle storie tremende alle spalle. Il termine con cui le persone ricche di Nairobi chiamano i bambini di strada è “chokora” e cioè “spazzatura”. E invece a Koinonia per la prima volta venivano guardati, venivano apprezzati. Lì i bambini imparano il potere di uno sguardo nuovo: uno sguardo bello e positivo, capace di amare e cambiare la situazione. Uno slogan di Koinonia è “we care, we share, we belong to each other”, ossia “noi ci preoccupiamo, condividiamo e apparteniamo gli uni agli altri” e crediamo che questo sia l’insegnamento più bello che ci siamo portati a casa da questa esperienza».

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