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Scuola anche d’estate? A un mese dalla fine delle lezioni il piano del ministro Bianchi resta al palo

I progetti dei plessi che intendono aderire vanno presentati entro il 21 maggio.

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Scuola anche d’estate? I progetti dei plessi che intendono aderire vanno presentati entro il 21 maggio.

Scuola anche d’estate? Ecco come procede la proposta

Il progetto di recupero della socialità perduta durante il lockdown, rischia il flop ancora prima di cominciare. Ufficializzato dal ministero dell’Istruzione, esso prevede l’apertura degli istituti scolastici durante i mesi estivi. Ma sono poche le scuole che, a meno di un mese dalla fine delle lezioni, si sono organizzate. Il tempo sta per scadere, meno di dieci giorni per la presentazione dei progetti.

Per nulla convinti studenti e insegnanti, più propositivi i genitori… ma sarà sufficiente per salvare l’idea del ministro Patrizio Bianchi?

Cosa prevede il piano

Secondo il piano (che sarà volontario anche per le scuole, oltre che per gli alunni dai 3 ai 18 anni), la prima fase, quella di giugno, sarà improntata al potenziamento degli apprendimenti. I plessi potranno attivare attività laboratoriali, studio di gruppo e scuola all’aperto.

La seconda fase sarà quella di luglio e agosto, in cui il potenziamento sarà affiancato da attività in stile campus. Questo frangente punterà dunque sul recupero della socialità, l’aspetto più carente della didattica online. Attività che sarà garantita dallo svolgimento in aree all’aperto interne alle scuole, oppure messe a disposizione dal territorio (ad esempio biblioteche, palestre, parchi e centri sportivi).

Infine, la terza fase (quella dell’accoglienza, a settembre), durante la quale ci si preparerà all’avvio dell’anno scolastico, sempre dando spazio alle attività di potenziamento.

Gli studenti non sono d’accordo

Tra i 6mila alunni di scuole medie e superiori raggiunti da un sondaggio di Skuola.net, circa tre quarti non ritiene sia una buona idea prolungare ulteriormente un anno già di per sé molto complicato. Nonostante si tratterebbe di andare a scuola solo per svolgere attività non didattiche – votate più alla socializzazione e all’orientamento che all’apprendimento – e su base volontaria, in pochissimi parteciperebbero.

Restii anche i docenti

Poco convinti anche gli insegnanti: più della metà del corpo docente si dice contraria all’iniziativa. Le fasi 1 e 3 del Piano Scuola Estate prevedono una partecipazione volontaria dei docenti (la fase 2, al contrario, non la prevede), per cui l’organizzazione degli eventuali corsi di recupero/potenziamento sarà complicata dagli impegni concomitanti degli stessi docenti volontari, che i mesi di giugno e settembre prevedono a livello curricolare.

Meno reticenti i genitori

Meno reticenti, invece i genitori – secondo una ricerca condotta dall’Istituto Demopolis – 7 su 10 si sono detti d’accordo con l’ipotesi di tenere aperti gli istituti oltre la fine ufficiale dell’anno scolastico. Non tanto per motivi didattici, quanto per dare a bambini e ragazzi la possibilità di riallacciare un contatto diretto con il territorio e la comunità, di tornare a socializzare, di riprendere confidenza con le attività extra-scolastiche.

In questo clima di incertezza e scarso entusiasmo da parte degli attori coinvolti, il tempo stringe. I progetti delle scuole che intendono aderire vanno infatti presentati entro il 21 maggio, ma la maggior parte degli istituti pare essere in alto mare.

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