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Seconda ondata Coronavirus costringe al lockdown anche l’Europa centro-orientale

Nei Balcani in particolare si continua a registrare una rapida escalation di casi positivi

La seconda ondata costringe al lockdown anche l’Europa centro-orientale. L’Europa è tornata ad essere l’epicentro della pandemia di coronavirus, come ufficialmente dichiarato il 29 ottobre scorso da Hans Kluge, medico belga e direttore regionale dell’OMS.

Seconda ondata Coronavirus costringe al lockdown anche l’Europa centro-orientale

La seconda ondata sta coinvolgendo anche i Paesi dell’Est, i quali non avevano ancora dovuto affrontare una grave situazione emergenziale. La Repubblica Ceca è fra i più colpiti, con un ritmo superiore ai 15mila nuovi positivi giornalieri. Il rapporto, proporzionalmente alla popolazione, è pari a 500 contagiati ogni 100mila abitanti: superiore anche alla Spagna ed al Belgio. Sono in vigore misure restrittive che vanno dalla chiusura delle attività – inclusi bar e ristoranti – e degli istituti scolastici, con limitazioni degli sport all’aperto, nonché la sospensione delle funzioni liturgiche in presenza dei fedeli. Al fine di arginare la diffusione del contagio a livello nazionale, in Slovacchia è stato avviato un programma di monitoraggio su larga scala per eseguire circa tre milioni di test in soli due giorni. Dal 30 settembre sono state imposte restrizioni per il contenimento dell’epidemia, con l’aggiunta di ulteriori recenti misure che vietano gli assembramenti. Per l’Ungheria – primo Paese dell’area Schengen a chiudere i confini, all’inizio di settembre – le limitazioni adottate sinora non sembrano aver sortito l’effetto sperato. Si è infatti giunti ad una media di cinquemila contagi giornalieri su circa 10 milioni di abitanti. Pertanto, il premier Viktor Orban ha nuovamente assunto pieni poteri e governerà con decreti per i prossimi 90 giorni. Dalla mezzanotte del 10 novembre è entrato in vigore un parziale lockdown, oltre al coprifuoco dalle 20 alle 5, la chiusura delle attività di ristorazione e negozi dopo le 19 e la didattica a distanza per atenei e scuole superiori.

Limitazioni, mascherine e attività chiuse nei Paesi balcanici

Nei Balcani si continua a registrare una rapida escalation di casi positivi. Coprifuoco serale e divieto degli spostamenti fra le regioni sono tra le misure adottate in Slovenia, a seguito delle quali si sono verificati scontri fra dimostranti e forze di polizia. In Croazia, secondo le stime, entro la fine di novembre le vittime giornaliere potrebbero arrivare a 1500. Nonostante ciò, Zagabria si è affidata esclusivamente all’obbligo di indossare la mascherina chirurgica anche all’aperto, senza ulteriori disposizioni straordinarie. Il Primo ministro, Andrej Plenković, ha dichiarato che lockdown e coprifuoco sono delle misure a cui ricorrere solo “se la situazione si aggrava a tal punto che non ci sono più altre opzioni”. Anche in Bulgaria la curva dei contagi si mantiene alta, con 3945 casi su 7 milioni di abitanti (11 novembre). Una disposizione del Ministero della Salute ha appena introdotto la didattica a distanza per gli alunni della quinta elementare fino alla quarta superiore, nei distretti maggiormente colpiti. Gli over 65 avranno accesso a negozi e farmacie dalle 8 alle 10 – una fascia oraria in cui ai giovani, al contrario, non sarà consentito l’ingresso.

Più controlli anche in Serbia, Bosnia-Erzegovina e Montenegro, ove il funerale del vescovo ortodosso Amfilohije Radovic si è tramutato in un focolaio. Il Kosovo ha irrigidito le misure di contenimento, con disinfezioni di massa e mascherine obbligatorie all’aperto. Tali disposizioni vanno ad aggiungersi al coprifuoco dalle 21 alle 5, nonché al divieto di assembramenti fra più di cinque persone. Il premier Avdullah Hoti ha inoltre indetto uno speciale coprifuoco per gli anziani, i quali possono uscire dalle loro abitazioni soltanto durante specifiche fasce orarie giornaliere. In Albania, il premier Edi Rama ha già reso obbligatorio l’uso delle mascherine all’aperto fino al mese di febbraio. Inoltre, è stato siglato un accordo del governo con la GAVI Alliance – organizzazione internazionale fondata da Bill & Melinda Gates Foundation – per acquistare 1,1 milioni di dosi di vaccino anti-Covid, appena sarà pronto.

Atene in stato di emergenza

Per la Grecia scatta il coprifuoco notturno, oltre al secondo lockdown già in vigore. “È stato compiuto ogni sforzo umanamente possibile affinché possiamo, nel tempo intercorso tra la prima ondata e il punto in cui ci troviamo oggi, rafforzare le unità di terapia intensiva con letti e personale”, ha riferito in Parlamento il primo ministro, Kyriakos Mitsotakis. Il sistema sanitario sta risentendo di una forte pressione, con 496 posti letto in terapia intensiva riservati ai pazienti Covid ed una curva giunta a 3316 casi giornalieri (12 novembre), sul totale di circa 11 milioni di abitanti. Proteste del personale sanitario si sono verificate negli ospedali per chiedere l’assunzione di più medici. Eppure, alle soglie della primavera scorsa, Atene era stata in grado di giocare d’anticipo, imponendo il distanziamento ancor prima di registrare vittime. Allarmato dalla situazione italiana, il governo ellenico si era affrettato a disporre un tempestivo lockdown parziale. Prima della seconda ondata, la strategia non è stata la medesima: il tentativo di arginare le perdite economiche ha fatto sì che i provvedimenti siano stati presi il 7 novembre scorso, quando i contagi avevano già superato la soglia dei duemila casi giornalieri.

Flora Liliana Menicocci

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