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Violenza sulle donne in Valsesia: boom di denunce dopo il primo lockdown

Oggi si celebra la Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne e anche a livello locale i dati in merito ai maltrattamenti mostrano una situazione delicata.

Violenza sulle donne in Valsesia: boom di denunce dopo il primo lockdown. Una media di 13 chiamate al mese al numero di emergenza dello sportello antiviolenza dell’Unione montana della Valsesia. Quasi una ogni due giorni.

Violenza sulle donne in Valsesia: boom di denunce dopo il primo lockdown

Un numero impressionante, soprattutto se si considera che per tutto il periodo di blocco durante l’emergenza Covid erano state appena tre (in tutto) le richieste di aiuto. Nell’ultimo periodo sono stati quattro i “codici rossi”, ovvero le vittime che hanno deciso di denunciare ed entrare nel programma di protezione e recupero. «Durante il primo lockdown – conferma l’assessore ai servizi sociali dell’Unione montana Francesco Nunziata – sono state appena tre le vittime che hanno chiesto l’aiuto allo sportello, poi subito dopo c’è stato un aumento di richieste importante. Stiamo parlando di 13 al mese… Un numero importante se consideriamo che la nostra area di competenza va da Alagna fino a Prato Sesia e comprende i comuni della Valsessera, un territorio quindi contenuto. Il motivo? Forse il lockdown ha impaurito le donne vittime di violenza, l’incertezza sulla situazione e l’impossibilità di muoversi non hanno certo favorito la segnalazione della situazione di disagio».

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Come detto sono stati quattro i codici rossi. «Sono i casi reali e accertati dove le donne hanno fatto denuncia direttamente ai carabinieri o dopo essere state al pronto soccorso».

Il servizio

Ma come funziona il servizio? Una volta accertata la situazione di disagio allora c’è una prima accoglienza in strutture della zona, quindi si procede a un trasferimento in una struttura protetta per circa tre mesi nel Novarese o nel Torinese. Qui la donna, accompagnata nel caso anche dal suo bambino o bambina, segue un percorso di recupero attraverso personale specializzato e psicologi. Viene aiutata passo dopo passo. Il sistema di protezione funziona: «Viene anche trovato un lavoro, ovviamente non più nel territorio di residenza del marito o compagno violento».
A volte infatti le donne vittime di violenza sono persone che dipendono dal punto di vista economico dal compagno o dal marito e hanno paura a denunciare proprio perchè rimarrebbero senza reddito. Ma il programma dell’Unione montana garantisce supporto subito, ma anche per il futuro.

Sportello

Purtroppo c’è chi torna anche indietro. «Certo – conferma Nunziata -, c’è stata anche una donna il cui caso identificato con il codice rosso che ha deciso di tornare dal compagno che l’aveva picchiata. Questi casi vengono comunque monitorati, la donna viene seguita e non viene di certo lasciata sola». Lo sportello antiviolenza di Varallo, attivo a Villa Virginia dall’anno scorso è a disposizione. Resta attivo 24 ore su 24, invece, il numero (334.3113955) a cui è possibile telefonare per segnalare eventuali di violenza. Anche componendo il 1522 la chiamata viene poi passata alle operatrici di zona proprio per un intervento immediato.

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