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Cazzotto all’animalista: processo per un cacciatore della Valsessera

Secondo la testimonianza, avrebbe colpito il leader del Meta con un pugno alla nuca

investì la figlia

Cazzotto all’animalista: la vicenda, risalente al 2016, finisce ora in tribunale.

Cazzotto all’animalista il caso

L’ennesima lite tra animalisti e cacciatori finisce in tribunale. Qualche settimana fa un gruppo di rappresentanti degli animalisti era finito sul banco degli imputati per un’incursione a Lenta, ma questa volta è un cacciatore residente in Valsessera che dovrà rispondere di lesioni per un pugno sferrato alla nuca di Valerio Vassallo, storico leader del Meta (Movimento etica tutela animali) e animalista convinto. La vicenda risale appunto al 2016: un gruppetto di attivisti si era inoltrato nei boschi della zona di Roasio, durante la stagione della caccia al cinghiale.

La testimonianza

Il leader animalista, che si è costituito parte civile, ha raccontato in aula la sua versione, sentito come teste dell’accusa insieme a un altro giovane presente ai fatti. Ha spiegato che il gruppetto si era diviso nei boschi, a un certo punto si era imbattuto in un gruppo di cacciatori. Questi ultimi, sempre secondo la versione data dalla vittima, prima hanno iniziato a insultarli e poi hanno sparato tre colpi a terra. A quel punto gli animalisti iniziano a filmare, e uno dei cacciatori alla vista della telecamera si innervosisce e si avventa sul giovane cercando di strappargli di mano il telefonino. E’ un parapiglia: Vassallo cerca di staccare il cacciatore dall’amico, ed è a quel punto che interviene l’altro cacciatore che prima punta la canna del fucile verso il giovane e poi rifila un cazzotto a Vassallo.

Il riconoscimento

Erano intervenuti i carabinieri per riportare la calma e raccogliere le testimonianze. Nel ritorno all’auto gli animalisti avevano trovato le vetture con vetri rotti, gomme tagliate e carrozzerie ammaccate dai calci. Vassallo ha sporto denuncia per quanto successo. Tutto sarebbe stato girato con la telecamera. Ma l’altro giorno in aula non si è detto certo di poter riconoscere il cacciatore nelle foto inserite nel fascicolo predisposto dai carabinieri.
Nella prossima udienza di gennaio sarà sentito invece l’imputato che potrà in questo modo chiarire la propria posizione.

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