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Romagnano scopre “buco” da 1,4 milioni nel bilancio

La segnalazione della Corte dei conti riguarda i bilanci del 2017 e del 2018.

romagnano piano

Romagnano scopre un “buco” nel bilancio: la segnalazione della Corte dei Conti riguarda i documenti del 2017 e del 2018.

Romagnano scopre problemi di bilancio

Quasi un milione e 400mila euro (1.372.741,11 euro per la precisione): è l’entità del “buco” emerso nel bilancio del Comune di Romagnano. La notizia è stata resa ufficiale durante il consiglio comunale di martedì: tra i punti all’ordine del giorno c’era la deliberazione di gennaio della corte dei conti riguardante i risultati di amministrazione degli anni 2017 e 2018. Un dato del quale tuttavia, precisa il sindaco Alessandro Carini, l’amministrazione era già a conoscenza dallo scorso autunno. «A settembre – afferma Carini – abbiamo voluto approfondire, insieme al nuovo segretario Gianfranco Brera, alcuni aspetti poco convincenti del bilancio. C’erano dei dubbi, ma non ci aspettavamo un “rosso” di questa portata. Per essere certi abbiamo anche chiesto la consulenza esterna di uno studio, che purtroppo ha confermato. A dicembre è poi arrivata la segnalazione della Corte dei conti in merito ai bilanci del 2017 e del 2018». In quegli anni l’attuale sindaco era assessore della giunta guidata da Cristina Baraggioni. «Al tempo avevo già espresso alcuni dubbi – dice – ma mi era stato risposto che era tutto perfetto. Solo come primo cittadino ho potuto fare questi approfondimenti. Del resto tuttavia nessuno, nemmeno coloro che anche al tempo sedevano in minoranza, aveva idea di quanto stava accadendo».

Errori tecnici

Carini parla di errori tecnici. «E’ emerso che negli ultimi otto anni il Comune ha speso più di quanto non abbia effettivamente incassato, non tanto perché non vi erano le coperture finanziarie ma perché la gestione è avvenuta in modo superficiale ed irrispettosa dei principi contabili, a cominciare da una non corretta imputazione dei residui attivi e da un’eclatante sottodimensionamento del Fondo crediti di dubbia esigibilità. In passato, alcuni componenti di questa amministrazione avevano espresso perplessità e dubbi che sono stati sempre fugati, come emerge dai documenti, da chi avrebbe dovuto operare con la dovuta responsabilità di servizio, di chi avrebbe dovuto verificare i dati contabili e di chi avrebbe dovuto vigilare attivamente sul perseguimento degli obiettivi gestionali. In primis il revisore dei conti che ha sempre espresso pareri favorevoli non evidenziando le attuali criticità. Questa amministrazione già a settembre aveva scelto di intraprendere strade diverse nonostante i suoi pareri. Oggi gli stessi, che ricoprono cariche diverse, hanno potuto e voluto imprimere un passo diverso, approfondendo e chiarendo la situazione».

Tre anni per il rientro

Carini allontana il pericolo di commissariamento. «Stiamo predisponendo un piano di rientro di tre anni. Certo saranno anni di sacrifici, ma nello stesso tempo ci impegneremo a rilanciare gli investimenti nel campo edilizio, sia per nuove costruzioni sia per il recupero e la rigenerazione del patrimonio esistente. Contestualmente stiamo contenendo la spesa, riorganizzando il personale dipendente, rinegoziando i mutui, revisionando i contratti di fornitura di servizi, valutando concretamente l’alienazione del patrimonio immobiliare. L’aumento della pressione fiscale sarà solo l’ultima ratio. Nonostante la situazione, per il 2020 siamo riusciti a non alzare le tasse e a mettere in campo aiuti e sostegni, dalla riduzione Tari per alcuni settori all’attivazione dei servizi come il centro estivo, dove altri non sono riusciti».

Debito pro-capite

«La denuncia di un buco di bilancio di circa 1 milione e 400 mila euro non è una loro operazione di trasparenza – afferma il consigliere della Lega, Silvio Landolfa, in consiglio anche negli anni durante i quali si allargava il buco -. Sono stati obbligati a rilevare il passivo da una lettera della Corte dei Conti che contesta i bilanci 2017 e 2018. Parte dell’attuale maggioranza li aveva avallati con un voto favorevole. Un bilancio gonfiato da residui passivi oggettivamente inesigibili, alla fine non corrispondente al vero. È pertanto ovvio che si tradurrà in un debito a carico del singolo cittadino. Dividendo 1.372.741,11 per il numero degli abitanti che sono circa 3900 è facile quantificare il debito pro-capite che sarà circa 352 euro. Il che significa che ogni famiglia si troverà quel peso moltiplicato per tre o per quattro cioè tra i 1.200 e i 1.400 euro». Secondo Landolfa buona parte dei problemi di bilancio attuali risalgono a ben prima di tre anni fa. «Sono stati gettati via inutilmente e totalmente i circa 700 mila euro per l’acquisto dell’immobile area ex Burgo che avrebbe dovuto risolvere i problemi di Romagnano. L’affare invece si è dimostrato un debito continuo e costante, che pagheranno decine di generazioni future. Tre quarti del debito accumulato è dovuto a queste operazioni, il resto è imprevidenza, superficialità, cattiva gestione, scarsa lungimiranza, presunzione, faciloneria e scarso senso dei propri limiti».

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