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Nessun futuro per le grandi fabbriche: a Coggiola restano gli scheletri vuoti
Sfumata ogni ipotesi per l’utilizzo delle immense aree Fila e Bozzalla.
Nessun futuro per le grandi fabbriche: a Coggiola restano gli scheletri vuoti. Sfumata ogni ipotesi per l’utilizzo delle immense aree Fila e Bozzalla.
Nessun futuro per le grandi fabbriche: a Coggiola restano gli scheletri vuoti
Passano gli anni, ma a Coggiola il tempo sembra essersi fermato dietro i cancelli arrugginiti delle ex fabbriche tessili. L’ex Fila e l’ex Bozzalla restano lì, chiuse e senza una prospettiva concreta, simboli di un passato industriale glorioso e di un futuro che continua a non arrivare.
Di idee, nel tempo, non ne sono mancate. Nel 2021 l’amministrazione comunale aveva messo nero su bianco un progetto ambizioso: trasformare le aree dismesse in parchi pubblici, puntando su un finanziamento da dieci milioni di euro del Recovery Fund. Un’ipotesi rimasta però sulla carta.
Il progetto imballaggi sulla ex Fila
Per l’ex Fila, tre anni fa, si era tornati a parlare di rilancio dopo una lunga sequenza di aste andate deserte – dodici in tutto – e a quindici anni dalla chiusura della produzione.
I due stabilimenti divisi dal ponte erano stati acquisiti da una società lombarda, intenzionata ad avviare un’attività nel settore degli imballaggi. La notizia, confermata anche dal Comune, aveva acceso nuove speranze. A distanza di tre anni, però, tutto è fermo e di quel progetto non si è più saputo nulla.
Le aste andate deserte
Nel 2010 partirono le aste per la vendita dell’intero complesso industriale, tra Coggiola e Portula: capannoni, terreni e alloggi. La base iniziale superava i 2,4 milioni di euro, ma col passare dei tentativi il prezzo scese fino a 242mila euro. In pratica, un decimo del base iniziale. Da tempo, però, non si battono più nuove aste, anche perché il valore sarebbe sceso ulteriormente.
L’idea delle auto elettriche
Negli anni non sono mancati neppure progetti suggestivi, poi svaniti nel nulla. Anni fa un pool di imprenditori nigeriani si presentò in paese con l’idea di riqualificare l’area per avviare la produzione di mini auto elettriche – la prima in Italia – affiancata da una Spa che avrebbe sfruttato le acque del Sessera e del rio Cavallero.
Dopo un ricevimento ufficiale in municipio, l’iniziativa naufragò in pochi mesi. Da allora, silenzio. E nel frattempo vandalismi e incuria hanno continuato a divorare un’area sempre più degradata.
Il vicolo cieco della ex Bozzalla
Destino simile per l’ex Bozzalla. Era il 2010 quando la “Bozzalla e Lesna” cessò l’attività, non per una crisi produttiva, ma per la scelta del gruppo Inghirami di non investire ulteriormente nel Biellese orientale. Una decisione che arrivò dopo anni in cui, paradossalmente, si era parlato anche di potenziamento dello stabilimento, ipotizzando la chiusura di una sede nel Torinese.
Oggi, a distanza di oltre quindici anni, i due grandi complessi restano fermi, in attesa di un progetto che possa davvero restituire un futuro a luoghi che per decenni hanno dato lavoro e identità a Coggiola.
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