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Anche a Gattinara un “fronte del no” alla fusione con Lenta

Il progetto suscita perplessità tra alcuni consiglieri comunali ed ex amministratori, lontani politicamente tra loro. Ne parlano gli ex assessori Luisa Cerri e Franco Miglio, oltre Giorgio Lazzarato

Anche a Gattinara un “fronte del no” alla fusione con Lenta. L’altro giorno il comitato lentese “Non conFondiamoci” ha tenuto una serata informativa in cui ha presentato anche al pubblico gattinarese le ragioni per cui votare “no” al referendum.

Anche a Gattinara un “fronte del no” alla fusione con Lenta

Un voto contrario arriverà anche da alcuni gattinaresi, tra cui tre consiglieri comunali, in carica ed ex amministratori, politicamente diversi tra di loro, ma concordi nel dire no alla fusione. Tra questi Luisa Cerri, consigliere comunale ex assessore della giunta Baglione.

«Una modalità non corretta»

«Non è un mistero il fatto che mi sia espressa per il no alla fusione in consiglio comunale – dice Cerri -: trovo non corretto il modo con cui è stata condotta la vicenda. L’idea della fusione è stata presentata a ridosso del lockdown e inculcata sfruttando gli aggiornamenti social sulla situazione sanitaria, per poi concretizzarsi all’improvviso, come dato di fatto, col voto dei consigli comunali, senza che potesse svolgersi un libero dibattito pubblico. Questa fretta nell’agire ha creato nella popolazione, soprattutto di Lenta ma non solo, un clima di tensione che, in questo momento già difficile, sarebbe stato meglio evitare. Per migliorare i servizi nei piccoli Comuni non è necessario arrivare a fusioni, come dimostrano le convenzioni approvate dai consigli comunali, stipulate anche da Gattinara con Lozzolo e Lenta».

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«Una fusione troppo piccola»

Giorgio Lazzarato, ex consigliere comunale vicino al centro sinistra afferma: «Ribadisco di essere d’accordo con le fusioni tra Comuni per raggiungere dimensioni adeguate a garantire una dimensione funzionale. Per questo motivo la fusione di Lenta con Gattinara da sola è inutile. La popolazione di Gattinara nel periodo 2001/2018 è diminuita di 750 unità, nello stesso periodo Lenta ha perso 104 abitanti. La fusione dei due Comuni riporterebbe Gattinara alla dimensione 2001, cioè di un piccolo Comune che non può essere strutturato per tutte le funzioni che dovrebbe avere. Positiva l’iniziativa dell’accordo con Lenta come primo passo, ma se diventa fusione con i soli due comuni il sistema si ferma ed è inutile. Raggiunta l’intesa i due comuni dovrebbero lavorare assieme prima per spiegare il processo ai propri cittadini e poi per allargarla ad altri comuni, rivedendo anche i confini delle province, come si era fatto con le Asl. Ma se il fine ultimo è molto più banale e personale, allora va bene anche se diventa una scelta della politica con la p minuscola».

«Contributi, un atto di fede»

Arriva un no anche da Franco Miglio, ex assessore, vicino al centrodestra: «Quando è uscito il volantino che comunicava la fusione tra Lenta e Gattinara pensavo fosse uno scherzo. Con pomposa faciloneria parlava di fantastiche diminuzioni di tasse, di soldi a pioggia, di bandi da vincere, di castelli da ristrutturare, di favolosi sistemi scolastici ecc. Purtroppo la realtà dei fatti è un’altra. Considerato che nel caso delle fusioni tra Comuni lo Stato non assume un impegno irreversibile al funzionamento del “bonus” ma lo subordina alle future disponibilità, e che al momento lo Stato Italiano ha già accumulato debiti per oltre 2.350 miliardi di euro, destinati a crescere ulteriormente per il dopo Covid, credo che le affermazioni del sindaco Baglione “otterremo contributi statali e regionali quantificabili, fin d’ora, in oltre 10 milioni di euro”, sia più che una certezza, un atto di fede fuori luogo. Credo che la fusione, per come è stata programmata, sia solo un modo per garantirsi un’altra candidatura e che porti solo pochi e limitati vantaggi per la nostra comunità, addirittura per Lenta si tradurrebbe in grosse penalizzazioni».

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