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Codice rosso al contrario: accusato di maltrattamenti dalla ex, si fa undici mesi di carcere per nulla

Al processo è stato assolto: fine di un incubo per un valsesiano.

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Codice rosso al contrario: un uomo valsesiano è stato detenuto per quasi un anno in carcere con l’accusa di maltrattamenti. Ma al processo le accuse sono cadute.

Codice rosso al contrario

È stato accusato di avere maltrattato la sua ex compagna e ha trascorso undici mesi in carcere. Ma ora la sentenza di assoluzione mette fine a un incubo giudiziario in cui si è trovato un 54enne residente in un paese del circondario di Borgosesia. Ora ha solo voglia di lasciarsi alle spalle tutto e riprendersi in mano la vita.
Tutto ha inizio nel dicembre 2019 quando l’uomo decide di ospitare a casa sua una ragazza conosciuta su Facebook proveniente dal Sud Italia. Gli aveva chiesto ospitalità perchè stava attraversando un momento difficile. Durante la convivenza nasce anche un rapporto sentimentale tra i due, e tutto prosegue nella normalità. Dopo qualche mese però i rapporti si fanno più tesi e alla fine l’uomo invita la donna ad andarsene.

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L’arresto

Nel luglio 2020 la ragazza si presenta però ai carabinieri chiedendo aiuto, e inizia a parlare di maltrattamenti. Da quel momento scatta il “codice rosso” (una legge della Repubblica Italiana entrata in vigore nel 2019 a tutela delle donne e dei soggetti deboli che subiscono violenze, per atti persecutori e maltrattamenti).
La donna viene messa in una struttura protetta e per l’uomo invece scatta anche l’arresto di fronte alle dichiarazioni riportate dalla presunta vittima, ritenute attendibili. L’arresto è datato 9 luglio 2020: l’uomo viene portato a Vercelli in attesa del processo, e potrà tornare a vedere la luce solo l’8 giugno 2021, quasi un anno dopo. Nel frattempo, tutte le richieste di scarcerazione erano state sempre respinte.

Il processo

Difeso dall’avvocato Enrico Barlassina, l’uomo affronta il processo. Non vengono scelti riti alternativi che prevedono sconto di pena, perché c’è la convinzione di riuscire a dimostrare in udienza la realtà dei fatti. E i fatti danno ragione: l’altro giorno è arrivata infatti una sentenza di assoluzione, anche se durante la fase dibattimentale la pubblica accusa era arrivata a chiedere una condanna a tre anni e due mesi. E’ stato poi chiesto che la sentenza fosse mandata in procura per valutare una denuncia di calunnia nei confronti della donna.
E’ stato un procedimento articolato dove sono stati sentiti diversi testimoni. La difesa è riuscita a dimostrare che da parte dell’imputato non c’era alcuna ossessione o sentimento di possesso nei confronti della donna. Semmai era il contrario, come spiegato anche durante l’udienza da diversi testi.
La presunta parte offesa aveva poi presentato un referto medico per ferite subite, ma che erano state conseguenza di un incidente che la donna aveva avuto qualche tempo prima, e che nulla avevano a che vedere con il caso.

«Alla fine ho creduto nella giustizia»

Per il 54enne valsesiano è la fine di un incubo. Passare undici mesi in carcere con l’etichetta di colui che picchia le donne non è stato di certo facile. Questa esperienza lascerà i segni, ma alla fine ha creduto fermamente nella giustizia.
«Un giudice molto scrupoloso e obiettivo ha accertato senza ombra di dubbio come si sono svolti in realtà i fatti, giungendo alla mia completa assoluzione – scrive -. Ora aspetto le motivazioni della sentenza per chiarire le eventuali responsabilità di terzi che hanno portato a questa vicenda. Questa storia non sarà facilmente cancellabile psicologicamente e comunque nella comunità dove vivo sarò sempre uno che è stato in galera e quindi colpevole anche se ho una sentenza di assoluzione. Alla fine ho creduto nella giustizia nonostante l’ingiusta detenzione per diversi mesi».
Ora può guardare avanti, anche se è rimasto senza lavoro e ripartire è difficile sperando di trovare anche qualche porta aperta per costruirsi il futuro. Per ora può contare sugli anziani genitori, anche loro colpiti da questa vicenda.

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6 Commenti

  • Camillo ha detto:

    In Italia se sei un uomo, sei colpevole A PRESCINDERE.

    • Dario ha detto:

      Sono d’accordo. Anche io ho subito due denunce false entrambe archiviate perché i fatti non sussistono. Fate video! la tecnologia mi ha aiutato, nel mio caso, e so anche in molti altri casi.

  • CLARA ha detto:

    Direi che ,se sei un uomo, non scrivi un commento così superficiale.

    • Camillo ha detto:

      Superficiale? Mettiti nei panni, ad esempio, dell’uomo sul quale è stato scritto questo articolo. Mettiti nei panni dei tanti accusati solo per dispetto o per ripicca, che vengono comunque considerati colpevoli a prescindere, la loro reputazione demolita, messi alla gogna (o in carcere), per cosa? C’è ben più che qualcosa di profondamente sbagliato nelle leggi che dovrebbero tutelare le vittime. E non solo le donne sono le vittime. Se una donna accusa un uomo di violenze, l’uomo è colpevole a prescindere. Se prova a difendersi, è un bugiardo a prescindere.
      Se un uomo accusa di violenze una donna, è a prescindere un cretino, un bugiardo e probabilmente considerato lui stesso il “cattivo”. Se una donna è una cretina non glielo puoi dire, perchè passi dalla parte del torto, nonostante lei sia effettivamente una cretina. Se una donna da del cretino ad un uomo, lui lo è a prescindere e deve anche stare zitto. Volete la parità di trattamento ma siete le prime a spingere per essere comunque trattate in modo differente. Come la dobbiamo considerare la donna di questo articolo? Una santa? Una che merita protezione e perdono? O la vogliamo considerare per quello che alla fine il process ha dimostrato che lei sia? Sai quante ce ne sono di situazioni come questa?

  • alessandro belviso ha detto:

    Meglio soli che mal accompagnati

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