Seguici su

Attualità

Da Varallo all’Australia per diventare pilota

Pubblicato

il

Da Varallo all’Australia per diventare pilota di linea. Dopo aver raccontato l’esperienza della varallese Claudia Ginex e del serravallese Luca Naula, ora un altro giovane parla della sua avventura professionale fuori dall’Italia. Christian Caputo è un varallese che mentre lavora in un club tra bar e reception, a Sydney studia per ottenere tutti i brevetti e nel frattempo si occupa degli aerei per una scuola di volo acrobatico.

Da Varallo all’Australia per diventare pilota di linea

«Il 29 ottobre ho fatto il test di abilitazione strumentale che consente di volare anche in caso di brutto tempo, con visibilità ridotta o quando sono dentro una nuvola. Ho già preso la licenza di pilota privato, in Italia, e commerciale, qui in Australia, e ora mi manca solo quella per gli aerei di linea. Questa però arriverà più avanti. Intanto, oltre a studiare, lavoro con una scuola di volo e il mio ruolo è quello di prendermi cura degli aerei.» Il giovane ha un obiettivo preciso. «Mi piacerebbe pilotare gli aerei di linea, ma non subito: non mi sento ancora pronto e devo prima raggiungere i requisiti minimi richiesti dalle grandi compagnie. Questo rimane comunque il mio obiettivo per il futuro. Vorrei tornare in Europa, un giorno: l’Australia è bella, però troppo lontana dall’Italia».

Esperienza all’estero

Da due anni è lontano da Varallo.  «Non passa un giorno nel quale io non senta la mancanza del mio Paese. Sono via dal 6 giugno 2016, anche se nel frattempo sono tornato un paio di volte per trovare la mia famiglia. Mia mamma è nata in Australia, quindi ho acquisito la cittadinanza per discendenza e trasferirmi è stato semplice: sono un cittadino a tutti gli effetti, non ho problemi di visti e qui ho anche dei parenti. Una cosa molto positiva del Governo australiano è che investe sui giovani: finanzia le università e le scuole di volo, per poi riprendere i soldi gradatamente quando gli studenti trovano un lavoro fisso e il loro reddito supera una certa soglia. In Italia non avrei potuto contare su un aiuto del genere e, in più, i costi delle licenze sono maggiori».

 

 

Continua a leggere le notizie di Notizia Oggi Borgosesia e segui la nostra pagina Facebook

Clicca per commentare

Tu cosa ne pensi?

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *