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Romagnano medaglia d’onore a Marino Ruga: raccontò la guerra nel suo diario

Subì anche un periodo di lavoro coatto e pesanti privazioni in Germania.

Romagnano medaglia

Romagnano medaglia d’onore per un romagnanese: Marino Ruga ha lasciato un’importante testimonianza della seconda Guerra mondiale. Fu anche portato in Germania e sottoposto al lavoro coatto.

Romagnano medaglia d’onore

Preziosissime parole che raccontano la dura realtà della guerra. La “Medaglia d’onore”, onorificenza assegnata con decreto del Presidente della Repubblica ai deportati e internati nei lager nazisti e destinati al lavoro coatto per l’economia di guerra, è stata conferita al romagnanese Marino Ruga.

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La cerimonia

La cerimonia si è svolta nel giorno della Festa della Repubblica, a Bernareggio, paese dove vive il figlio Gianni, che si è occupato di segnalare la figura del padre al Comitato istituito per la valutazione dei candidati. Presente all’evento anche il sindaco di Romagnano, Alessandro Carini, in rappresentanza del paese dove l’uomo, nato a Varallo nel 1920, trascorse gran parte della sua esistenza, fino alla morte, avvenuta nel 2013.

Gli scritti

Un paio d’anni fa, durante la sistemazione della casa in cui abitava, i figli di Marino Ruga ritrovarono tre quaderni, alcuni blocchetti, fogli sparsi e documenti appartenenti al padre e li affidarono al fratello abitante in provincia di Monza Brianza il quale, appassionato di storia, esaminò quello che risultò poi un vero e proprio diario di guerra, studiò le vicende di cui il padre riferiva, completò le informazioni con nuovi dati. Avendo poi scoperto, nelle sue ricerche, dell’esistenza dell’alto riconoscimento istituito dallo Stato, avviò la procedura in favore del padre.

 

La guerra

«Il diario di papà comincia nel 1940, quando ricevette la chiamata per le armi; fu mandato a Santa Maria Capua Vetere, dove svolse il corso per il Genio trasmissioni – racconta il figlio Gianni Ruga, che tutt’ora abita a Romagnano – Dopo un breve periodo sul Fronte occidentale, fu inviato in Albania, con il compito di intercettare e comunicare alle popolazioni e alle divisioni dislocate nella zona le segnalazioni di bombardamenti imminenti. Non era un combattente e trascorse un periodo relativamente tranquillo, pur essendo obbligato a rimanere nel suo ufficio anche durante le incursioni aeree, a rischio della vita».

Il lavoro coatto

Marino Ruga fu poi catturato e deportato ad Amburgo, in Germania, dove fu sottoposto al lavoro coatto per un’azienda di potabilizzazione dell’acqua. Non fu torturato, non subì violenze fisiche, ma patì moltissimo la fame e le privazioni, come testimonia nei suoi stessi scritti. «Di quel periodo vi sono pagine struggenti, dure, riccamente descrittive, in cui parla della difficoltà di procurarsi il cibo. Vi è anche uno scritto dedicato alla mamma, in cui emerge la sofferenza per la lontananza – prosegue il figlio del deportato –. La lettura di questa testimonianza mi ha spinto alla fine a raccogliere le pagine di papà in un libro, che donerò alla famiglia e ai parenti».

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