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«Non possiamo uscire dall’aula». Romagnano, scioperano gli studenti del “Casorati”

Protesta nelle sedi di Romagnano e Novara contro le nuove regole sugli intervalli. I ragazzi chiedono un confronto con la dirigenza scolastica.

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Sciopero degli studenti del liceo artistico “Felice Casorati” questa mattina nelle sedi di Romagnano Sesia e Novara. Al centro della protesta c’è la decisione della dirigente scolastica di vietare agli alunni di uscire dalle rispettive aule durante gli intervalli. Una disposizione introdotta con il nuovo anno scolastico che ha suscitato malumori tra i ragazzi e le famiglie, fino alla decisione di manifestare il proprio dissenso.

Le lezioni iniziano alle 8 e terminano alle 14, con due pause previste nel corso della mattinata, rispettivamente di dieci e quindici minuti. Secondo gli studenti, impedire gli incontri con i compagni delle altre classi rende ancora più pesante la giornata scolastica. La protesta coinvolge sia la sede staccata di Romagnano sia quella principale di Novara.

«Una forma di isolamento che i ragazzi non meritano»

A spiegare le ragioni della mobilitazione è Andrea Pedrana, presidente del consiglio d’istituto romagnanese. «Obbligare gli studenti a rimanere nelle loro aule, senza potersi muovere e socializzare con gli altri compagni, è una forma di isolamento che non meritano e non serve. Tra l’altro in un ambiente dove il bullismo non esiste e non si sono mai verificate situazioni di pericolo».

A suscitare perplessità è anche la gestione dei distributori automatici. «La dirigente ha previsto che solo due studenti, a rotazione, raccolgano tutte le richieste e si rechino a prelevare quanto ordinato», prosegue Pedrana. Una soluzione che, secondo i contestatori, rischia di trasformare l’intervallo dei due incaricati in una continua distribuzione di bevande e merendine ai compagni.

La richiesta: convocare il consiglio d’istituto

Un’altra questione riguarda la sorveglianza durante le pause. «I ragazzi dovrebbero essere sempre sorvegliati da un insegnante e anche ai docenti questa decisione univoca è sembrata assurda», sostiene Pedrana. Il presidente chiarisce che gli studenti chiedono soprattutto di essere ascoltati e di poter discutere le disposizioni attraverso gli organismi scolastici, anziché ottenerne semplicemente la cancellazione.

«Con l’astensione di oggi i ragazzi non vogliono ottenere l’annullamento della disposizione tout court, ma chiedono che venga convocato un consiglio d’istituto per discutere della situazione e presentare le proprie istanze. La loro intenzione è di continuare la protesta finché non verranno ascoltati». Una posizione che lascia aperta la possibilità di un confronto con la dirigenza scolastica.

La dirigente richiama le esigenze di sicurezza

La questione era già stata sollevata dagli studenti attraverso una lettera inviata nei primi giorni dell’anno scolastico. La dirigente aveva risposto riconoscendo l’importanza della socializzazione, ma ricordando che lo scopo principale della scuola è l’apprendimento. La decisione di mantenere gli alunni nelle aule viene motivata con ragioni di sicurezza, che studenti e genitori ritengono tuttavia non sufficientemente giustificate.

«Alle nostre perplessità espresse via email abbiamo ricevuto solo risposte burocratiche: la dirigente continua a ribadire di essere aperta al dialogo, ma così non sembra», afferma Ludovica Barbaglini, rappresentante degli studenti. «Vorremmo avere un confronto più diretto con tutti i membri del consiglio, ma non è stato ancora convocato».

«Abbiamo un giardino, ma non possiamo utilizzarlo»

Barbaglini richiama anche le difficoltà degli studenti pendolari, costretti ad aggiungere ai tempi delle lezioni quelli necessari per raggiungere la scuola e tornare a casa. «Con un orario di sette ore, con studenti per la maggioranza pendolari che, quindi, oltre alle ore di studio devono anche affrontare quelle del viaggio, rimanere rinchiusi anche nel breve spazio dell’intervallo non è sostenibile».

I ragazzi avanzano anche una possibile soluzione. «Abbiamo una proposta alternativa: trascorrere l’intervallo nei corridoi, piuttosto chiudendo le aule, sorvegliati dagli insegnanti in quegli spazi, dove però poter incontrare i colleghi delle altre classi. Abbiamo anche uno splendido giardino esterno e non poterne usufruire è davvero brutto». La mobilitazione prosegue dunque in attesa di un confronto sulle regole.

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