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Furbetta del cartellino: timbra all’Asl, esce e va a lavorare da un’altra parte

Una 63enne è stata condannata e dovrà anche risarcire il datore di lavoro con 10mila euro.

Furbetta del cartellino: timbra all’Asl, esce e va a lavorare da un’altra parte. Una 63enne è stata condannata e dovrà anche risarcire il datore di lavoro con 10mila euro.

Furbetta del cartellino: timbra all’Asl, esce e va a lavorare da un’altra parte

Smascherata e condannata un’altra furbetta del cartellino: timbrava al lavoro, poi usciva di nascosto e andava a lavorare (in nero) da altre parti. Quindi, verso fine giornata, tornava per timbrare l’uscita. Un escamotage che metteva in pratica ogni mercoledì pomeriggio. E che non è passato inosservato, a tal punto da giustificare una segnalazione al 117 della Guardia di finanza.
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La più “furba” di tutti

Teatro della pantomima, poi tramutatasi in truffa aggravata, un laboratorio bio-medico. Come riporta Prima Torino, protagonista una tecnica di 63 anni che aveva escogitato questo sistema per guadagnare sia lo stipendio pieno e regolare, sia l’arrotondamento del secondo lavoro. Fatto sta che la ultrasessantenne ha imbrogliato i suoi datori di lavoro per ben 23 settimane consecutive prima di essere scoperta. I finanzieri, tramite appostamenti, hanno appurato l’illecito comportamento della lavoratrice ed hanno messo fine all’imbroglio.

Seconda sentenza avversa

Il verdetto di questi giorni è già il secondo pronunciato dai giudici, quello di Appello, perché l’imputata ha fatto ricorso dopo il primo grado. Anche lì aveva perso la causa, subendo una condanna a un anno di reclusione (pena sospesa). Credeva di poter ribaltare l’esito della sentenza ma le è andata male, anzi: ci ha pure rimesso poiché adesso la condanna è diventata un anno e sei mesi (con risarcimento al datore di lavoro pari a 10mila euro).

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